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Quando Confindustria supplisce a Banca d’Italia e aiuta il Paese

Oggi carissimi non parlo. Faccio parlare altri. Confindustria. Sarò io stavolta in corsivo, le poche volte che ci sarà da aggiungere qualcosa. Tutte le slide ed il rapporto Confindustria li scaricate qui.

“Non siamo in guerra. Ma i danni economici fin qui provocati dalla crisi sono equivalenti a quelli di un conflitto e a essere colpite sono state le parti più vitali e preziose del sistema Italia: l’industria manifatturiera e le giovani generazioni. Quelle da cui dipende il futuro del Paese….

Le politiche improntate al solo rigore, invece di stabilizzare il ciclo, stanno facendo avvitare su se stessa l’intera economia europea. Ormai non c’è (quasi) più nessun economista che creda agli effetti espansivi non-keynesiani dei tagli ai bilanci pubblici attuati sincronicamente in più paesi fortemente integrati tra loro, come sono quelli dell’UE e in particolare dell’Eurozona….

Gli esiti dell’esperimento in atto nell’Area euro di diminuzione dei disavanzi pubblici in presenza di un’ampia capacità produttiva inutilizzata (pari in media al 2,6% del PIL nell’Eurozona) dimostrano la validità delle prescrizioni contenute in ogni manuale di politica economica. In depressione economica la restrizione di bilancio abbassa il PIL effettivo e, distruggendo base produttiva, quello potenziale, minando la sostenibilità dei conti pubblici nel lungo periodo….

Un’importante cartina di tornasole della svolta europea sarebbe la concessione di più tempo alla Grecia per il risanamento dei conti pubblici. Dalla tragedia greca è partita la pessima euro gestione franco-tedesca dell’uscita dagli alti disavanzi pubblici e da essa non può non ripartire la strategia europea. I greci meritano una dilazione temporale perché hanno fatto sforzi enormi nella diminuzione del deficit pubblico (il saldo primario è passato da -10,4% a -1,0% del PIL) e hanno pagato una sanzione inaudita in termini di perdita di benessere (-15,0% il reddito pro-capite dal 2009, quando è iniziata la cura, al 2012). Ciò, ovviamente, non li esime dal mostrare con la condotta di aver appreso la lezione della disciplina nelle finanze pubbliche….

Come detto sopra, l’Eurozona tutta ha bisogno di una maggiore gradualità nell’aggiustamento degli squilibri, pena l’affossamento del progetto stesso dell’Unione europea, sul fronte politico e sociale non meno che su quello economico e finanziario. Adesso e di nuovo spetta alla politica cambiare rotta finalmente. Gli effetti maggiori e più rapidi, nel rinsaldare la fiducia e nel rimuovere l’incertezza e, quindi, nel rilanciare l’economia, si avrebbero se ci fosse un’esplicita ammissione degli errori commessi, condita dal riconoscimento delle cause degli stessi.”

Sin qui Confindustria. Incredibile linguaggio. Ma ecco il perché di questo linguaggio:

 

Ecco, guardate il crollo degli investimenti, come si fa ad investire infatti in un Paese ed in un Continente che mettono al centro delle politiche future l’austerità e non la crescita? E guardate il debito pubblico in rapporto al PIL per favore, guardatelo. Con tutta questa austerità sale, non scende, ovviamente, perché l’economia crollando fa crollare la stabilità dei conti pubblici.

Così poi continua il rapporto ricordandoci che l’unica vera riforma è quella della Pubblica Amministrazione ma che bisogna sfatare i facili sterotipi:

“Secondo le stime della Commissione europea la spesa pubblica italiana in rapporto al PIL, quest’anno, arriverà al 50,4%, contro il 45,6% tedesco e il 48,9% nella media UE. Tuttavia, un’ampia quota, nettamente superiore a quella degli altri principali paesi, è vincolata a destinazioni che sono eredità del passato: interessi sul debito pubblico e pensioni. Se togliamo dalla spesa pubblica complessiva tali due voci, che sono frutto di scelte errate compiute nel passato, restano uscite pari al 31,3% del PIL nel 2009 (ultimo anno disponibile per il confronto internazionale), la quota più bassa tra i paesi dell’Area euro, a parte Malta. E dal 2009 tale spesa è scesa ancora, stando alla contabilità nazionale ISTAT, raggiungendo il 29,4% del PIL nel 2011.”

E ancora:

E dunque che direte ora? Che non abbiamo ragione quando col nostro appello chiediamo una Pubblica Amministrazione giovane, che acquista beni e servizi in questa fase ciclica in cui nessuno domanda e che sia riformata verso la professionalità dei suoi dipendenti? Di nuovo Confindustria:

“Il vero nodo da sciogliere riguarda il comportamento dei dipendenti pubblici: il funzionario competente, che privilegia la qualità del servizio e trova i modi per superare correttamente possibili ostacoli formali, è una risorsa preziosa che va valorizzata.”

Incredibile. E’ così. E’ così.

Lavoro da 10 anni presso Confindustria dirigendo la rivista scientifica Rivista di Politica Economica e dunque sono in conflitto d’interessi. Ma lasciatemi dire grazie alla Confindustria. Sparita la Banca d’Italia che ha ormai perso la sua storica ed indipendente spinta propulsiva all’analisi critica dell’azione di governo (e così facendo, non aiutandolo) questa crisi ci restituisce un Centro Studi che ha una sua tradizione e che dice la verità ai cittadini, permettendoci con i suoi dati di capire la realtà, discuterne con maggiore precisione, richiedere alla politica le azioni più appropriate senza beneficio d’inventario. Che sia Confindustria a farlo, in questo momento così grave per il Paese, a me importa poco. Importa che ci aiuti a mobilitarci per salvare dallo spreco di cui parlava Stiglitz, la sparizione delle nostre imprese e dei nostri occupati. Importa che si possa stimolare il nostro Governo a fare meglio nell’interesse di tutti.

Tutto qui.

9 comments

  1. Salve prof Piga, leggere questo scritto attribuito a Confindustria sembra quasi una rivoluzione, un vero e proprio cambiamento di paradigma, bene. Senza dimenticare come fosse posizionata nel decennio scorso. Vedremo gli sviluppi.
    Per me una splendida notizia: scopro di essere ben otto anni più giovane della media dell’impiegato pubblico, mirabolante notizia, da rivoltare in positivo una giornata :)
    Approfitto del mio primo messaggio per ringraziarLa del lavoro che svolge.

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  2. Buonasera Professore,
    era un po’ di tempo che non passavo sul suo blog ma devo dire che sono capitato su un articolo interessante.
    Mi ha colpito in particolare il grafico con la spesa pubblica senza le zavorre del passato. Sul debito forse c’è poco da fare se non aspettare che passino certe isterie e sperare, come sembra, che la Merkel capisca che è anche suo interesse stabilizzare la situazione.
    Vorrei quindi concentrarmi sul discorso pensioni. Lei osserva correttamente che in passato sono state fatte scelte sbagliate.
    Ma tali scelte non potrebbero essere corrette, una volta che si verifichi che erano sbagliate?
    Moltissimi, troppi, sono andati in pensione con trattamenti troppo generosi, assolutamente non commisurati all’entità dei contributi versati. Nessuno vuole i soldi indietro, ma livellare i trattmenti pensionistici ingiustificati e troppo generosi, liberando così risorse sia per lo Stato che per i privati in attività, oggi strozzati dalla eccessiva tassazione, sarebbe cosa ingiusta?
    Perché possono esserci persone, andate in pensione con il retributivo, che percipiscono trattamenti che chi andrà in pensione in futuro neanche si potrà sognare?
    Non dico di tagliare la pensione a chi riceve 1000 euro al mese, ma magari sopra i 2000 euro si potrebbe iniziare con progressive limature

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    • Il grafico voleva mostrare che la spesa pubblica, non i trasferimenti pubblici, sono tuttora bassi in Italia. Altra questione è la sua. Credo che nei casi più evidenti (pensioni d’oro per esempio) non dovremmo temere la sfida ed il contenzioso.

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      • Infatti, concordo in pieno. Da non economista sono almeno vent’anni che penso che il problema principale dell’Italia sia proprio che vengono pagate troppe pensioni e troppo alte. Ciò distoglie risorse che potrebbero essere utilizzate sia per spesa pubblica produttiva che per investimenti privati (meglio secondo questa seconda opzione ma in ogni caso è questione da dibattere).

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  3. Per ora è saltato il tetto alle pensioni d’oro (oltre 6000 euro) proposto da Crosetto.
    Il governo si è però impegnato a riprendere la discussione in futuro (magari lo stesso giorno in cui discuteranno il Suo “valido progetto in tema di occupazione giovanile”).

    I progetti validi, le richieste sensate, le proposte di modifiche giuste richiedono sempre tempi di valutazione e riflessione lunghi, così lunghi che a furia di pensarci si logorano il cervello e se ne dimenticano. Al contrario certe decisioni antidemocratiche e antisociali vengono prese in fretta e senza alcun dibattito con la scusa dell’urgenza e il ricatto del baratro, se non addirittura di nascosto.

    SE ho interpretato bene, questa analisi di Confindustria, la critica all’austerità e l’improvvisa fede negli effetti espansivi keynesiani mi sembrano piuttosto tardivi; se posso permettermi, egoisticamente e colpevolmente tardivi. Ovvero, chi è causa del suo mal…

    Ma, se ormai l’hanno capito “(quasi) tutti gli economisti”, l’ha capito Confindustria e (aggiungo io, anche molte persone comuni) possibile che Monti, i politici italiani e i governanti europei debbano arrivare sempre ultimi?
    Spero che costoro spariscano dalla circolazione al più presto insieme alla loro orrida creatura: l’euro.

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  4. Professore,il debito/PIL sale nel 2012 perchè non abbiamo ancora il pareggio di bilancio e dobbiamo versare una quota ai fondi di salvataggio pari a qualche decina di miliardi.Spero proprio che questa sia solo una disattenzione e non una cosa in malafede.Dovrebbe per lo meno,prendere il dato depurato dai miliardi che abbiamo già dato e daremo nei prossimi due anni al fondo salvastati.Già ora,ne abbiamo versati 27 miliardi fino ad aprile 2012,fanno circa 1,7 punti di PIL e nel 2012 e 2013 ne dovremo versare ancora qualche decina.
    pag 17,ultima colonna
    http://www.bancaditalia.it/statistiche/finpub/pimefp/2012/sb31_12/suppl_31_12.pdf

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    • No, l’ho fatto apposta Roberto. Per 2 motivi. Perché il debito-PIL sale comunque anche se lei non lo netta degli aiuti (vedi rapporto CSC) e perché non vedo perché se si fa del Dio Commissione Europea il verbo dell’economia non si debba ascoltare le sue follie fino in fondo: come lei saprà, infatti, la CE conteggia il debito PIL (valido ai fini anche del Fiscal Compact) al lordo e non al netto degli aiuti. Folle eh? Eh già Roberto, è la dura vita a cui deve sottostare chi crede che la contabilità sia oggettiva e non possa suonare la musica che più interessa a chi ha in mano il pallino della politica economica.
      Il pareggio di bilancio, ma qui siamo nell’economia, in questa fase deprime il PIL e dunque fa alzare il rapporto debito PIL. Questa non è contabilità, è economia basata sugli effetti endogeni delle politiche economiche. Se poi vogliamo dire che i surplus abbassano il rapporto debito PIL possiamo anche dirlo, basta che siamo consci che fino ad ora non ha quasi mai funzionato così in questa crisi.

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  5. Egr. Prof Piga,
    le chiedo una precisazione sul grafico della spesa pubblica al netto di pensioni ed interessi. Chiaramente dovrei chiedere a Confindustia ma visto che afferma di lavorarci da 10 anni magari lei conosce la risposta. Cosa singifica “al netto delle pensioni”? la formulazione è generica, perché quel “senza” potremmo pensarlo come “tutto il bilancio dell’INPS” oppure considerare pensioni solo la previdenza ma lasciare a carico dello stato le missioni di carattare sociale (pensioni sociali, integrazioni al minimo) per cui INPS riceve ogni anno cira 80 miliardi. Poiché lo splitting non è completo al 100% so che è difficile rispondere tuttavia rimane un’argomento vero di fondo: la spesa pensionistica è esagerata (il 60% di tutta la spesa di welfare contro il 40% in germania) e questo comprime le alre missioni dello stato (sicurezza, giustizia, sanità, scuola, trasporti, welfare assistenziale). E’ una cosa di cui vantarsi? E’ una cosa che non sapevamo? Mi pare che già Onofri avesse ben illustrato la cosa, nel suo noto rapporto commissionale del 1997.

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