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Sulla nomina del nuovo Presidente Istat

Conosco, ma non molto bene, Giorgio Alleva, nuovo presidente incaricato, sotto conferma, dell’ISTAT. Sono stato ricercatore universitario nella Facoltà di Economia dell’Università di Roma La Sapienza quando lui ne era Professore Associato di statistica.

E’ sorta una polemica da parte di alcuni miei valenti e bravi colleghi, economisti e statistici, che hanno lanciato con un appello a Renzi sulla “qualità” della persona di Giorgio Alleva, valutando come scarse le sue “qualità” per essere a capo dell’Istituto Nazionale di Statistica, sulla base dello scarso numero di “citazioni dei suoi lavori” e sulla “qualità delle riviste” dove ha pubblicato i suoi lavori.

Un curriculum “decisamente modesto” guardando su Google Scholar, si legge nell’appello. Dubbi emergono allora sulla sua capacità di gestire un ente come l’Istat. Ci si chiede se ci siano altri criteri che compensino queste scarse pubblicazioni, altrimenti perché non rinunciare al criterio di richiedere che il Presidente dell’Istat sia scelto tra i professori? Addirittura, si dice nell’appello, la reputazione internazionale dell’Italia è messa in difficoltà dalla scelta di Renzi e la fuga di cervelli è ritenuto che aumenterà.

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Ricordo bene cosa si diceva tra studenti e colleghi alla Sapienza di Giorgio Alleva, pur io non frequentandolo. Che era di gran lunga tra i migliori professori che avevamo. Che gli studenti che frequentavano, in tantissimi, le sue lezioni di Statistica sui banchi della Sapienza ne uscivano eccitati, felici, più interessati alla materia. Era bravissimo.

Il numero di citazioni su Google Scholar non è condizione né necessaria né sufficiente per giudicare un Presidente dell’Istat. Non è necessaria perché quello che “è un professore” di statistica, è un insieme complesso di caratteristiche che non può essere riassunto in un numero.

Non è sufficiente nemmeno. Oggi ormai molti docenti che hanno un impact factor alto (non tutti!) si rifiutano di andare in aula al primo anno ad insegnare alle masse di ragazzi che affollano i banchi, e preferiscono cimentarsi con i più comodi corsi piccolini di lauree magistrali e di dottorato. Non fanno più esami orali, ma solo scritti e ritengono di avere fatto il loro dovere (può darsi). Quando insegnano, alcuni di loro sono incapaci di affascinare, emozionare, trasmettere competenze agli studenti, che sono le cose che la maggior parte delle persone dietro al banco ricorderanno venti anni dopo quando inseriti nel mondo lavorativo. Diranno secondo voi “ti ricordi quante pubblicazioni aveva Tizio” che ci insegnava Statistica o diranno “ti ricordi quanto era bravo ad insegnare Caio”? Scommetto la seconda.

Sono doti “soft”, quelle legate alla bravura ad insegnare, difficili da misurare in un Curriculum o su Google Scholar, ma essenziali anche per gestire un’organizzazione complessa, spesso più del numero di citazioni. Se sai insegnare bene, se ti dedichi agli studenti, sono più alte le probabilità che ti dedicherai con serietà e senza altezzosità al lavoro difficile di gestire una organizzazione complessa come l’Istat, dove le doti umane sono fondamentali per riuscire nel mestiere. Sono doti che presumono comunque una competenza “minima” del campo specifico assai elevata, che a volte 30 pubblicazioni internazionali sullo stesso tema non garantiscono.

Alleva è stato scelto, voglio pensare, anche perché tutti (o quasi) conoscono la sua bravura e serietà di docente, caratteristiche che non hanno nessun ruolo nella lettera dei miei colleghi ma che sono fondamentali per un Presidente Istat. Come si misurano questa caratteristiche? Si conoscono, sono nell’aria, basta chiedere, si chiama reputazione, passeggiando per i corridoi della Sapienza. E un Presidente del Consiglio che si rispetti ha il dovere di indagare al riguardo non limitandosi a leggere il Curriculum Vitae o ad andare su Google Scholar. E scegliere poi tra i tanti nomi eccellenti che, come in questo caso, ha ricevuto.

Non è detto che Giorgio Alleva farà bene all’Istat, ma le chance sono molto alte. E’ comunque solo a quel punto, dopo che avrà lavorato per qualche anno, che potremo giudicare sull’impatto che la sua nomina avrà avuto sulla reputazione internazionale del Paese e sulla fuga di cervelli susseguente alla scelta di un candidato potenzialmente eccellente per questo ruolo.

6 comments

  1. Caro Professore,

    ho avuto il piacere di conoscere Giorgio Alleva nel 1999 quale docente di Statistica II alla Sapienza. Lo ricordo con piacere come uno dei migliori docenti che ho avuto, con lui ho veramente imparato l’inferenza statistica e il calcolo delle probabilità e spesso quando vado ad insegnare queste cose utilizzo alcuni suoi appunti e riferimenti.
    Era sempre presente a lezione, puntuale ed aveva quella capacità di entusiasmare di cui lei parla.
    Sono certo che applicherà le sue capacità e la sua dedizione alla guida dell’ISTAT, al di là del numero di citazioni che spesso lasciano il tempo che trovano, non perché non siano importanti, ma in quanto saper coordinare un ente del genere non vuol dire solo avere 3-4 journal of econometrics ma saper dare ai policy makers le giuste indicazioni che vengono dai dati e dalla loro interpretazione.
    Buon lavoro al prof. Alleva!
    Amedeo Argentiero

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  2. Rolando Bagnoli

    01/07/2014 @ 09:22

    Io non conosco, nemmeno per fama, il prof. Alleva, ma il ragionamento sviluppato nel post lo condivido al 100%: Il docente che non sa insegnare o non si impegna nell’insegnamento sarà un bravo scienziato ma non è un professore. Purtroppo spesso c’è il vezzo di fregiarsi del titolo di ” professore” per scopi professionali o di altro tipo. Ma formare le giovani generazioni, a tutti i livelli, è una cosa di PRIMARIA importanza per il futuro di un paese. Lo dice uno che non ha mai fatto l’insegnante. Bravo professore e bravo anche per il referendum, ci troveremo fianco a fianco. Un affettuoso saluto.

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  3. Marco Antoniotti

    01/07/2014 @ 14:27

    Ottimo articolo. Un solo appunto e pure “off topic”. Sto scrivendo da un posto dove la nozione di “esame orale” non si sa manco che sia.

    Marco Antoniotti

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  4. Effettivamente troppo spesso, abbiamo dovuto vedere come la personalità egocentrica e l’apparenza frontale, abbiano fatto da unico indicatore per acquisire potere e riconoscimento, senza la minima percezione dell’importanza del proprio compito, si è aperto un varco a tutte le implicazioni negative che conosciamo e subiamo.
    A questo punto in una società sana si sarebbe dovuto confinare la boria e
    l’ostentazione dei propri meriti veri o presunti , attraverso il buon senso e scelte di condivisione, attraverso la comprensione del mondo e degli altri.
    Quando si ha attenzione morbosa ed identificativa con riconoscimenti prestigiosi costituiti per esserlo, tanto da essere confusi col vero significato del proprio compito, quando si scambia l’impegno con il potere ed il valore con il denaro, siamo lontani da quei processi emozionali ed empatici indispensabili ad un autentico avanzamento di tutte le questioni umane e sociali, politiche ed economiche. Siamo lontani dall’autentico accrescimento dell’intelligenza.
    Ora professore, pensieri come il suo su come tenere in giusta considerazione il vero valore degli individui, l’entrata in azione di persone con le qualità che ci ha descritto su questo post, non possono che risollevarci e farci sperare finalmente che le priorità diventino altre. Di buona reputazione e umanità abbiamo bisogno non meno che di giustizia.

    A tutti coloro dotati di quell’informazione primaria che è l’autenticità, credo che molti di noi vogliano dare tutto il sostegno possibile con l’auspicio che si creino per loro le condizioni per svolgere al meglio ciò che deve essere fatto.
    Buon lavoro.

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  5. Thomas Bastianel

    30/07/2014 @ 14:01

    Chiarissimo Professor Piga,
    la lettera dei suoi colleghi serviva proprio a levare quel “voglio pensare” dal suo post.
    In quel “voglio pensare” c’è tutta la lacunosità del metodo di selezione utilizzato per la scelta del Presidente dell’ISTAT.
    Saranno state davvero le doti soft di cui lei parla a far propendere per Alleva? Non lo so. Io Alleva non lo conosco e personalemente, vista la carica, il “voglio pensare” non mi basta.
    Cordialmente.

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    • Guardi che il voglio pensare mica se ne va perché c’è “Google scholar” o doti … hard! Il voglio pensare è un atto di fede rispetto a dinamiche che mai si conosceranno perfettamente in qualsiasi caso e che, al contrario dei miei colleghi, non ho l’ambizione di conoscere ora perché non conoscibili. Potremo comunque risentirci alla fine del mandato e fare valutazioni interessanti.

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