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E’ così semplice

Accade che due ricercatori finiscano per uscire lo stesso giorno con la stessa ricerca senza che nessuno dei due abbia commesso plagio. L’idea era matura nell’aria.

*

Ascolto Enzo Cipolletta ad Omnibus (grazie Lorenzo) ed applaudo (minuto 22 della trasmissione). Le stesse idee (o quasi) che faccio circolare da tempo. Ma nessuno è arrivato prima: è da tempo che queste idee vanno maturando nell’aria.

Bravo. Bravo quando fa spallucce a chi si preoccupa della “produttività” che è in calo. Certo che è in calo e grazie a Dio, ci dice. La produttività, il rapporto tra valore aggiunto e lavoratori, è bassa perché il PIL crolla e perché non licenziamo così tanto da mantenerla costante. Ci manca solo che in una recessione come questa le imprese lascino crescere la produttività a scapito dell’occupazione.

“Oggi non serve la produttività”.

Serve, dice Cipolletta, domanda interna, che ha subito un crollo drammatico. Non export, che tira da solo.

Vero. Anche se in realtà tira solo l’export fuori Europa, perché l’export intra-europeo è anch’esso preda della scarsa domanda interna che mette a fuoco tutto il Continente, Germania compresa.  Se l’Italia domanda meno, la Germania esporta di meno. Se la Germania esporta di meno, produce meno, genera meno reddito, domanda meno e importa meno dall’Italia. E dunque l’Italia esporta meno, e domanda meno. E così via. La follia europea.

Ma, si chiede, Cipolletta, “c’è percezione di questo fenomeno?”. C’è percezione che il problema non è nella produttività ma nella domanda interna?

Ottima domanda, Dott. Cipolletta, e la risposta è “no, non c’è”. C’è chi continua a parlare di competitività, di produttività, di offerta, mentre oggi, da due anni, da quando è iniziato questo blog, vi dico convinto che il problema è la domanda interna.

Ma c’è di più, e bene fa di nuovo a Cipolletta nuovamente a sottolinearlo.

*

“Ridurre le tasse, ridurre il cuneo fiscale, in questo contesto serve a poco”. Sono manovre sull’offerta, non sulla domanda.

Non bisogna, continua Cipolletta, dare soldi a chi già ce li ha, bisogna metterli nelle tasche di chi non ce li ha, così che li possano spendere e riavviare i consumi e la domanda interna.

Bisogna, secondo Cipolletta, mettere i soldi in tasca ai disoccupati giovani, che “in nessun paese civile vengono abbandonati”. Una indennità di disoccupazione per i giovani.

Non sono d’accordo.

Ed è un po’ paradossale: proprio io che ho sempre sostenuto con il nostro appello mai ascoltato dal Governo Monti come fosse necessario rimettere al lavoro i giovani con un nuovo “servizio civile” lavorando per un anno nella Pubblica Amministrazione. Ma la nostra proposta nasceva sì, come per Cipolletta, dalla ribellione a che si “abbandonassero” i giovani ad un destino di alienazione e scoraggiamento, ma mirava a mantenere vive le loro competenze, non a stimolare la loro domanda di consumi.

Perché a mio avviso nulla accadrebbe, con un sussidio di disoccupazione, alla domanda interna: i soldi levati ai “ricchi” e dati ai giovani disoccupati ed alle loro famiglie non genererebbero maggiori consumi, solo risparmi, perché queste famiglie continuerebbero, anche con il sussidio, ad essere terrorizzate dal futuro fino a quando permarrà la crisi da domanda. Non vedo in questo senso differenze, a livello macroeconomico, tra il calo delle tasse e l’aumento della indennità di disoccupazione, se non un (possibilmente giustificabile) impatto redistributivo.

La verità è che nemmeno Cipolletta se la sente (ancora) di menzionare l’unica cosa di cui “veramente pare non esserci percezione”. Ovvero che l’unica certezza di generare maggiore domanda interna è quella di farlo… direttamente, senza intermediari: con maggiore spesa pubblica per acquisti di beni, servizi, lavori.

Forse tra 6 mesi saremo messi così male che anche in Italia finiremo per dirlo, che ci vuole più spesa pubblica. Hanno cambiato opinione su così tante cose, quelli del “pensiero dominante”, che forse finiranno per ammettere anche questa ultima verità. Ma forse sarà troppo tardi.

Intanto non è mai troppo tardi per studiare la macroeconomia. Che Cipolletta comunque conosce a menadito, cosa che manca a tanti altri. E così, sulla base di questa sua conoscenza, si permette di dire altre cose, anche queste molto importanti. Su deficit e politica in Europa.

*

Non mi colpisce solo il suo forte richiamo ad avere un rapporto del deficit su PIL maggiore del 3% “perché siamo in una congiuntura drammatica” (la congiuntura, la congiuntura!) e che questo rapporto migliorerà quando l’economia ripartirà. E’ argomento noto a tutti, ma, anche qui, mai ammesso dal “pensiero dominante”. Ma c’è di più.

Quando il giornalista gli chiede, perplesso, “come pensa di convincere l’Europa?”, la risposta è tanto precisa quanto nuova e rivoluzionaria:  ”fare le cose subito e andarle a spiegare dopo all’Europa”.

Ci vuole coraggio, Dott. Cipolletta? “Ci vuole un governo”.

Assolutamente. Perché Governo vuol dire Coraggio.

Chapeau Dott. Cipolletta. Chapeau.

16 comments

  1. A tutti i disinformati e disinformatori veneratori del mito della produttività tedesca e del sistema mercantilistico, vorrei chiedere quale supermercato frequentano.
    In quello dove mi rifornisco, non vedo scaffali vuoti e centinaia di persone prendersi per i capelli per l’unica scatoletta di pelati.
    Al contrario, vedo negozi e fabbriche che chiudono perché non riescono a venedere, perché nessuno compra.
    Dunque, senza scomodare più o meno illustri economisti, anche un bambino capirebbe che il problema non è l’offerta, ma la DOMANDA.

    ”fare le cose subito e andarle a spiegare dopo all’Europa”
    Io sarei per farle e non spiegare niente a nessuno, se alla Germania non sta bene che ci sbatta fuori (speriamo!).
    Il problema è giustamente il governo. Non le difficoltà a fare un governo, perché se anche riuscissero a farlo, nessuno (a parte la dr. Undiemi e forse pochissimi altri M5S) e quel piddino di Bersani in primis, farebbe niente del genere.
    Inoltre dopo tutte le balle che ci hanno raccontato probabilmente il 90% degli italiani non lo capirebbe: la titanica propaganda della micragnosa economia domestica di stampo germanico ha dato, purtroppo, i suoi frutti (mentre la macroeconomia la conoscono in 3, a parte lei e il prof. Cipolletta).

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  2. “Inoltre dopo tutte le balle che ci hanno raccontato probabilmente il 90% degli italiani non lo capirebbe”

    È proprio così ed è questo il problema.
    L’altro problema però è che il 100% dei professori non capisce che i loro progetti tanto bellini e ben fatti non si realizzeranno mai finché la gente non comincerà a capire, diciamo finché almeno un 50% della gente noni avrà capito. Ma per questo i professori si dovrebbero sforzare di andare in mezzo alla gente che non capisce, che li accoglierebbe con diffidenza o con soggezione, che avrebbe bisogno per prima cosa di ascoltare un messaggio affettivo che parlasse di un nuovo senso di appartenenza.
    Ma il 100% dei professori queste cose non le capisce, il 90% della gente non capisce l’economia e succederà quel che deve succedere.
    Poi arrivano i bambini che hanno vissuto fino adesso con la green card su Marte e quindi poverini non potevano sapere che ci diranno con fare supponente: ” Nessuno avrebbe mai immaginato che saremmo arrivati a questo punto”.

    Niente paura, fra un po’ la storia vi insegnerà che nelle vicende umane prima della razionalità viene il senso di appartenenza della comunità. Lo so, non esiste il paper del FMI a riguardo.

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    • È una visione piuttosto realistica la tua Marco. Mi è sempre piaciuta la tua generosa passione. Solo lascerei un leggero margine all’interno di quel 100% per renderla ancor più veritiera.
      La forza ciclonica del cambiamento è nella sua fase più violenta, distrugge, solleva, frantuma. Quel 50% che capisce, come l’altro 50% che non capisce ha lo sguardo atterrito che volge in quell’unica unica direzione. Verso i rapidi e devastanti effetti di quella forza distruttrice. In questa condizione non si vede e non si ode null’altro.
      Ci vogliono specialisti molto preparati per intervenire ora, quelli che sapranno entrare in azione adesso dovranno essere capaci di sfidare la forza centripeta e quelli che tempestivamente entreranno poi, questa volta per una autentica ricostruzione per la quale nel frattempo si saranno molto bene preparati.

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      • Cristina, quello che mi pare non si capisca (e lo si caoirebbe immediatamente partecipando a una riunione di grillini di quelli ruspanti) è che la gente NON ha votato contro l’austerità, NON ha votato sull’onda di un generico “dissenso”, ma ha votato perché Grillo e Casaleggio (due geni con un senso del tempo straordinario) gli hanno dato UN SENSO DI APPARTENENZA (scusa le maiuscole).

        Il prof. Si chiedeva qualche giorno fa perché si stenta a capire l’assoluta necessità di una politica fiscale espansiva e con il suo incrollabile ottimismo della ragione diceva che comunque le persone, se bombardate da dati oggettivi, alla fine si rendono conto di quale sia la strada giusta.

        Faccio notare come esempio che sono solo 5000 anni che esiste l’astrologia nonostante sia evidente che non possa prevedere nulla e non fra i poveri senza istruzione ma anche nei salotti più chic dove notoriamente fanno furore i lettori di tarocchi o i santoni indiani che producono le polveri magiche.

        Quello che cerca la gente ossia che cerchiamo noi non è il vero o l’utile ma un senso di appartenenza cioè quella cosa per cui le persone sono disposte addirittura a sacrificare sé stesse; ci si fa uccidere per la propria famiglia, per la patria e per la religione perché siamo animali sociali e per essere degli individui abbiamo bisogno di appartenere a un gruppo, di sentirci fratelli almeno di una parte di umanità.

        Non la faccio troppo lunga perché tanto non è questa la sede dove il messaggio possa essere recepito, ma se non si capisce in fretta che i cittadini hanno bisogno di un nuovo sentimento di appartenenza basato sull’idea che non è più possibile per nessuno mantenere a tutti i costi la propria rendita di posizione per generazioni e generazioni (in sostanza la mobilità sociale deve essere molto ma molto maggiore perché è GIUSTO così); se non si capirà questo non si otterrà niente e si lascerà andare l’Italia alla deriva.

        Grillo lo ha capito e dice sempre”La cosa eccezionale è che siamo diventati una comunità”.
        Grillo dice sempre “noi” perché sa che alla gente manca disperatamente quel “noi”.
        I professori invece dicono “Vorrei che mio figlio potesse tornare in un Italia che gli dia delle valide opportunità”, perché loro il “noi” ce l’hanno di default e parlare di una propria esigenza significa automaticamente, nel loro ambito, che tutti gli al tri appartenenti al “gruppo” sociale si identificano immediatamente.

        Alla gente bisogna dire che gli intellettuali e le classi più abbienti hanno pensato di fare da sole e si sono rese conto che senza il popolo il loro stesso mondo è destinato al fallimento.
        Bisogna dire che avere una posizione di preminenza nella società comporta degli obblighi di servizio (c’è un signore che si chiama Francesco che ha detto queste cose ultimamente, mi pare) e che il mantenimento delle rendite di posizione NON PUO’ essere sostenuto a scapito della possibilità PER TUTTI di realizzare le proprie aspirazioni secondo le proprie capacità.

        Visto che avete il Charlton Heston di turno che proponeva di fare dei Viaggiatori una lobby tipo la National Rifle Association (sic!!!) direi che questi miei discorsi sono tempo perso.
        Ma sto a Baden Baden per assistere a un concerto quindi di tempo ne ho tanto.

        Saluti

        P.S. Il concertino era questo ieri.

        http://www.festspielhaus.de/veranstaltung/zwei-titanen-28-03-2013-2311/

        Non male…

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  3. Farlo subito e spiegarlo dopo.
    Cosa?
    Ma l’uscita dall’euro naturalmente.
    E’ cosi’ semplice!!!

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  4. Gli Europei immortali principi: libertà illiberale; uguaglianza disuguale; fraternità fratricida.

    Reply
    • Gli Europei deviati aberranti principi: libertà illiberale; uguaglianza disuguale; fraternità fratricida.
      Gli Europei immortali principi: libertà, uguaglianza, fraternità.

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  5. io nn sono un economista, anzi, mi diletto ad apprendere tra vari blog, il suo, voci dall’estero con i collegati, il sito di Bagnai ed altri
    Le linko un articolo che Lei sicuramente mastica, ma che penso sia utile per capire come x esempio avere un 3% di deficit e mantenere kostante il saldo del settore primario implichi certe % di crescita.

    http://gondrano.blogspot.it/search/label/Rob%20Parenteau%20%282010%29%20I%20PIIGS%20condotti%20al%20macello

    nn sono sicuro che la ns classe dirigente conosca qs semplici meccanismi…

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  6. aumento della spesa…. ma quale? siamo imbottigliati. spesa inefficiente e clientelare non genera reddito spendibile, uccide le imprese sane e innovative, genera accumulo in paradisi fiscali. la riqualificazione della spesa pubblica è il vero volano, non il solo aumento. come fare bene gli appalti? come gestire bene i contratti? queste sono le domande ancora senza una RISPOSTA SISTEMICA, salve alcune eccellenze di centrali acquisti o di uffici competenti. non basta.

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  7. Rolando Bagnoli

    29/03/2013 @ 18:10

    Concordo con quanto sostiene il professore, mentre chi pensa che l’uscita dall’euro sia la panacea di tutti i mali confonde la causa con l’effetto. Non è l’unione monetaria sbagliata sono le politiche. Con ogni probabilità dovremo sganciarci ma guai a pensare all’effetto salvifico delle svalutazioni competitive si svilupperà un processo a catena che annullerà molti dei vantaggi. La situazione andrebbe gestita da una politica forte altrimenti ci rimetteranno le penne proprio gli strati popolari ( magari quelli che si sono affidati al M5S )

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    • Paolo Gibilisco

      29/03/2013 @ 21:42

      Caro Bagnoli,

      fuori i nomi, chi sarebbe a sostenere che “l’uscita dall’euro sia la panacea di tutti i mali”? Guardi che di questo pressapochismo non se ne può veramente più. Gli economisti che propugnano l’uscita dall’euro ne parlano come di un “primo passo”. Da gestire e non da subire, questa è la differenza.

      E infine: non le dice niente che le “politiche sbagliate” siano state propugnate proprio da quelle stesse elite che ci parlano delle sorti magnifiche e progressive della zona euro? E osano parlarcene mentre i cittadini della suddetta zona vanno a gambe all’aria.

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  8. GianMarco Tavazzani

    29/03/2013 @ 19:03

    BAMM.. farò cadere il livello della dotta conversazione facendo osservazioni banali, domande scioccamente elementari.
    GC77:
    Io al supermercato vado e ne parlo in famiglia.
    Da DECENNI lamento L’IDIOZIA irrazionale le scelte di chi compera e mi allargherei in esempi para-doxali: la gente comperava in modo da dar ragione alle assurde pubblicità che ci trattavano come potenziali elettori PdL: Actimel contro il raffreddore!
    NON È PIÙ COSÌ!
    I nuovi dati dànno in discesa i consumi di carne e verdure O la SPESA per essi?
    A naso, solo i secondi, insomma TAGLI SELETTIVI a livello casalingo, come osserviamo di persona senza pretese statistiche.
    DAMIANO HA RAGIONISSIMA: dare ‘a pioggia’ nuova ‘liquidità’ ci rimbalzerebbe nelle spese irazionali.
    Ma torniamo alla produttività: produrre COSA?
    Se il (super)MERCATO ci dicesse che tante stupidaggini inutili RESTAN sugli scaffali mentre ci si piega di più a raccattare i primi prezzi messi sempre in basso delle stesse cose e comunque cose utili e non ‘fru-fru’, È QUELLO che bisogna convertirsi a produrre, pace all’economia dell’inutile propulso dagli spot!
    Disoccupati pagati per stare a casa (pensionati, cassintegrati) o non pagati affatto?
    BENISSIMO l’idea dell’anno di servizio pubblico al posto dell’anno di leva (che ho fatto con bilancio largamente positivo!) e NON SOLO QUELLO: lo Stato rimetta in pista lavori che aumentino il valore intrinseco dell’Italia, il suo ‘avviamento’, immagine, capitale!
    Come si chiama questa? Economia? Pare di no, a giudicare da quanto passa sotto il termine ‘economia’ nei discorsi che seguo.
    E non manco di ricordare che CREDO nella necessità di competere sui mercati esteri e contro i prodotti importati ALZANDO AL 25% l’I.V.A. usandone il maggior gettito per abbassare la tassazione sul lavoro ed aziende nazionali!

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  9. Paolo Gibilisco

    29/03/2013 @ 21:31

    Come si fa a non essere d’accordo? Il problema non è la produttività. Perfetto. E inoltre di cosa abbiamo bisogno? Non del sussidio di disoccupazione, non del “reddito di cittadinanza” ma del reddito e basta. Rimettiamo al lavoro la macchina statale, assumiamo i precari, ripristiniamo le scuole e gli ospedali, rimettiamo benzina nelle piccole e medie imprese, facciamo ripartire il mercato interno nel suo insieme. Gustavo, questo è un programma serio e chiunque è in buona fede deve essere d’accordo con te.

    E quindi ci mettiamo lì a “fare le cose” per poi “andarle a spiegare dopo all’Europa”. E mentre le facciamo speriamo che in quei giorni Rehn, Barroso e Draghi non leggano il Financial Times. Ma cosa bisogna aspettare per capire che senza una preventiva scelta politica autenticamente europea e quindi palesemente in opposizione alle decennali politiche delle irresponsabili elite europee tutto ciò resta un sogno?

    L’attuale struttura della zona euro è antidemocratica. Punto. I rapporti tra gli stati sono diventati puri rapporti di forza. E l’Italia in questo “ambiente” e condannata alla recessione. Chi lo dice? Un incompetente come me? Quello sconclusionato di Bagnai? No, lo dice Jim O’Neill di Goldman Sachs.

    Dal Fatto quotidiano di oggi, 29 febbraio 2013:

    “Il vero problema dell’Unione europea, a cui il blocco del Paesi del Nord dovrebbe pensare seriamente, non è Cipro ma l’Italia con il fattore Grillo“, ha detto Jim O’Neill, presidente della divisione asset management della banca d’affari.

    “La storia più interessante è il fattore Grillo in Italia. Non capisco come i tipi duri del Nord non stiano pensando a questo problema”, ha spiegato O’Neill. “L’Italia è la terza economia dell’Eurozona e se non comincia ad avere un po’ di crescita presto, cominceranno a chiedersi quali siano i benefici della permanenza dell’euro”. E ha aggiunto: “Cosa sta facendo l’Ue per affrontare questo problema? Sembra che le sue decisioni vengano prese da chi ha la voce grossa, specie in Germania”.

    Che cosa dobbiamo aspettare per capire il rischio che corre la democrazia in Italia?

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    • Paolo carissimo, che lo dica Goldman Sachs non mi pare un credito alla tesi. E comunque mi pare che le sue siano, appunto, parole anti-austerità e non anti euro.

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  10. Paolo Gibilisco

    30/03/2013 @ 00:51

    Caro Gustavo,

    non sarà un credito ma neanche un discredito. So benissimo che GS non è un’istituzione di beneficenza. Qui però un suo dirigente osserva (magari per i suoi loschi interessi) che secondo lui i cittadini italiani si interrogheranno, a breve, sui benefici della permanenza in una zona euro a (brutale) guida tedesca.

    Io, molto modestamente, mi interrogo.

    Mi interrogo per esempio da un pezzo come posso fare, all’interno della struttura politica europea, a far pagare (politicamente) ai signori Draghi e Trichet la lettera che hanno scritto. Come elettore trovo il modello sociale proposto in quella lettera abominevole. A quale istituzione democraticamente eletta rendono conto questi signori?

    P.S. Se quelle di O’ Neill non sono parole critiche sull’euro …

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    • Io e te ci interroghiamo, io non credo lui si interroghi. Ma va bene lo stesso. Secondo me: non sono critiche sull’euro ma sull’Europa che non sa gestire l’euro. C’è una differenza profonda. Auguroni di Buona Pasqua.

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