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Bye Mrs. Thatcher, donna di successo che sarebbe servita all’Europa odierna

E’ difficile parlare oggi di Margaret Thatcher. Chi si schiera contro, a favore.

Io del di lei vivere traggo tre ovvie considerazioni per il nostro oggi.

Primo. Non è vero che Margaret Thatcher ha tagliato la spesa pubblica. Ha avviato un processo inesorabile, proseguito dal Labor di Blair, di taglio agli sprechi. Non di taglio della domanda pubblica alle imprese, quella che crea PIL ed occupazione dunque, ma di quei trasferimenti da cittadini contribuenti a impiegati corrotti o incompetenti ed aziende colluse e corrotte, somme che PIL e occupazione non generano.

Fatto ciò, eliminato il grasso, è rimasto il meglio. Il meglio di quella che oggi è una delle migliori pubbliche amministrazioni europee, vicina alle sue imprese, quella britannica. Che spende per beni, servizi e lavori più di noi italiani in percentuale di PIL. Che spende per domandare beni, servizi, lavori per la collettività e per sostenere la produttività e la competitività delle sue aziende.

Questa è una rivoluzione che è alla nostra portata, ed è quella dei Viaggiatori in Movimento.

Secondo. Non è vero che “non si può fare”. Che l’Italia “non ne uscirà mai”, che è finita. Non è vero. Il Regno Unito che prese in mano la Thatcher alla fine degli anni settanta era un paese in ginocchio, umiliato, incancrenito, nelle cui università i baroni non facevano ricerca né buon insegnamento, nella cui Pubblica Amministrazione i sindacati erano quasi esclusivamente a protezione della corporazione burocratica e non si interessavano di essere al servizio dei cittadini. Insomma simile per certi versi alla nostra Italia di oggi.

Si può dunque fare. E’ alla nostra portata.

Terzo. Che nessuno si azzardi a dire che la Thatcher oggi si sarebbe schierata col partito dell’austerità.

Non sapremo mai cosa avrebbe fatto o detto in questa crisi, se l’avesse dovuta gestire in prima persona. Una cosa la so però, per certo.

Quella degli anni settanta era un Inghilterra dove dominava il dogma che con politiche della domanda interna “pseudo-keynesiane” si sarebbe usciti dalla scarsa crescita, senza curarsi della crescente inflazione. E soprattutto senza rendersi conto che la crisi britannica (ed europea) era una crisi di offerta e non di domanda, di mancanza di competitività della struttura industriale britannica, di lacci a lacciuoli di una Pubblica Amministrazione che assomigliava tanto ad un ufficio complicazioni affari semplici invece che un elemento essenziale di supporto alle sue aziende.

E il merito di Margaret Thatcher fu duplice e molto semplice: capire le cause delle crisi e proporre soluzioni senza preoccuparsi minimamente che andassero contro il dogma dominante. Con convinzione e determinazione. Soluzioni, spesso giuste.

Oggi la crisi e la soluzione europea sono rovesciate rispetto ad allora: in Europa domina il dogma che con politiche dell’offerta ”pseudo-austere e riformiste” si uscirà dalla scarsa crescita, senza curarsi della crescente recessione ciclica e delle sue cicatrici permanenti su giovani e PMI. E soprattutto senza rendersi conto che la crisi europea odierna è una crisi di domanda interna e non di offerta, di mancanza di spesa pubblica vera, che poi rilancia credito, consumi ed investimenti privati, slegandoli dall’incantesimo perverso, soggiogati dall’austerità.

*

Ecco oggi ci vorrebbe una Thatcher, un leader capace di comprendere le ragioni della crisi ed agire di conseguenza, indifferente alle critiche dello stupido dogma dell’austerità, imponendo le giuste politiche.

*

Come disse una volta in un tipico understatement: “What is success? I think it is a mixture of having a flair for the thing that you are doing; knowing that it is not enough, that you have got to have hard work and a certain sense of purpose.” (“Cosa è il successo? Penso sia una combinazione di fiuto per quello che stai facendo – sapendo che non è abbastanza, che devi lavorare duro – e un certo senso della direzione.”).

In due parole, tutto quanto manca ai leader (?) europei.

Una donna di successo se ne è andata.

29 comments

  1. Certo, se ne è andata la donna che fece sparare sui minatori mandandone al cimitero e all’ospedale un bel numero; la donna che fece la guerra all’Argentina affondando una nave dove morirono 300 marinai; la donna che ha diffuso l’idea che non c’è alternativa alle peggiori politiche liberiste; la donna che ha annientato l’industria britannica a favore di pescecani e serpenti a sonagli che dicono di fare i finanzieri.
    Non c’è che dire: ieri è stata una bella giornata. Anche i boia muoiono

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  2. stefano fait

    09/04/2013 @ 08:24

    Un’analisi superficiale, se mi posso permettere. Non si può valutare l’operato della Lady di Ferro prescindendo dal suo appoggio ai peggiori dittatori neoliberisti del mondo e la sua promozione di un paradigma che ha operato come un randello sui lavoratori ed i sindacati e come un regalo (avvelenato, nel lungo periodo) a chi ha continuato a predicare il verbo del miracoloso effetto «trickle-down».
    L’indice Gini per il Regno Unito lo ignoriamo?
    Ignoriamo anche la documentazione esistente?
    http://www.guardian.co.uk/politics/2012/dec/28/margaret-thatcher-role-plan-to-dismantle-welfare-state-revealed
    Su Piga, ci ha abituati bene, non sprechi un capitale di credibilità con un post frettoloso

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    • Sapevo che sarebbe stato post poco digeribile e per alcuni superficiale. Sono ovviamente in disaccordo su questa vostra valutazione. Ribadisco che non parlo della Thatcher ma di cosa imparare di positivo per l’Europa dalle sue strategie. Poi so bene che per molti l’avversione al personaggio è tale da precludere a priori un dibattito anche sul tema da me prescelto.

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      • mi spiace, ma sui temi che lei ha scelto possiamo discutere, ma in economia bisogna discutere guardando ai trade-off e agli effetti di equilibrio generale, isn’it prof?

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          • La Thatcher ha capito prima degli altri la natura burocratica e iperregolatrice dell’Unione Europea e e gli effetti negativi causati dall’introduzione dell’Euro in un’Area valutaria non ottimale.
            Oggi ci mancano leader così lungimiranti come lo era lei.

  3. Ma che endorsemente è mai questo? Non si può prendere ciò che si considera buono senza neppure accennare al resto: quale eredità ha lasciato il suo “odio di classe”? della guerra nelle Falklands e i conseguenti legami con Pinochet? Ha salvato l’economia distruggendo una nazione: un caso su tutti quello degli scozzesi che oggi appoggiano la secessione in quanto depredati durante il governo Tatcher.

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  4. stefano fait

    09/04/2013 @ 09:39

    No, mi dispiace stimatissimo (lo dico molto sinceramente) Piga.
    Vede, se io, sul mio blog, elogiassi lo stato sociale bismarckiano e quello mussoliniano, chiunque pretenderebbe (legittimamente) da me dati e citazioni, perché nessuno si sognerebbe di giudicare come autofondanti le mie asserzioni.
    Io qui vedo giudizi, non dati.
    Leggo un “soluzioni, spesso giuste” – solingo e ramingo nel testo – e poi, nelle repliche, un “ribadisco che non parlo della Thatcher ma di cosa imparare di positivo per l’Europa dalle sue strategie”.
    Ora, poiché la Thatcher è ammirata dall’istituto Bruno Leoni (neoliberista), la sua fondazione è esplicitamente neoliberista, lei stessa non ha mai fatto mancare il suo appoggio all’euroscettico David Cameron, il quale guida un’economia recessiva incapace di esportare perfino dopo una svalutazione di un terzo, converrà con me che sia legittimo che i lettori si attendano un po’ più di ciccia dopo uno snack “provocatorio”.
    Vuole sostenere la tesi che la Thatcher può essere un modello per l’Europa?
    Io e tanti altri non ne siamo convinti e ci pare di avere solide ragioni per farlo. Ci smentisca, ma ci prenda sul serio, perché la questione non è di poco conto, specialmente alla luce del suo più ampio progetto di riforme.
    Io, in particolare, come De Gaulle e molti altri, sospetto che l’europeismo della Thatcher fosse un cavallo di Troia inteso ad ostacolare il percorso di integrazione europea. Osservo che, nei suoi discorsi, la Lady di Ferro, non si esprimeva diversamente da Nigel Farage, che amico dell’Unione Europea certamente non è.
    Più di tutto, non capisco come mai gli articoli precedenti fossero, di norma, così accurati, informati, argomentati, mentre questo, che si occupa di un tema così delicato e decisivo, non solo è scarno, ma non ha avuto neppure un seguito nella sezione commenti: ci liquida con un “per molti l’avversione al personaggio è tale da precludere a priori un dibattito anche sul tema da me prescelto”.
    Noi il dibattito l’abbiamo avviato, le ho fornito del materiale da esaminare e spunti da riflettere.
    Sembra quasi che lei non voglia tradire un suo amato mentore thatcheriano.
    Utilizziamo proficuamente questo forum. Confrontiamoci su dati e fatti. Ci prenda sul serio. Ci sforzeremo di evitare toni aggressivi e perentori e di concentrarci sulla “ciccia”.
    OK? ;o)

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  5. A me non sorprende questo post, anzi mi sarei sorpreso del contrario: infatti l’autore non ha mai parlato dell’esplosione della spesa pubblica per interessi causata dalla rinuncia da parte dello stato di incidere sul tasso di sconto (divorzio tra banca d’Italia e tesoro), o del fatto che l’austerità, e quindi nuovamente l’impennata della spesa per interessi sui titoli di stato, è una logica conseguenza della permanenza nel cambio fisso, per cui mi sembra logico che elogi una delle principali artefici dell’imponente trasferimento delle risorse dai salari e dai profitti alla rendita. Infatti oggi la Gran Bretagna ereditata dalla Thatcher è una grande Cipro, conosciuta in tutto il mondo per il miglioramento dei servizi dopo essersi sottoposta alla ricette della Lady di Ferro, tutti ne parlano ed infatti gli italiani che vivono lì richiamano i parenti residenti in Italia per farsi curare dal sistema sanitario inglese. Non parliamo delle ferrovie oppure del passaggio da una tassazione prevelentemente diretta ad una diretta, con grandi vantaggi per le classi meno abbienti. Forza Gustavo, viva l’euro, There Is Not Alternative.

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  6. Succedono cose strane in questo paese: Quando Bertolaso era ancora in carica era considerato da destra a sinistra il “grande salvatore della patria” e poi abbiamo visto che fine ha fatto. Prima dell’era Monti Berlusconi era il “grande nemico dell’Italia e dell’Europa e adesso, ad inciucio in corso, sembra che sia diventato un uomo per bene. Quando Monti divento premier tutti dissero che finalmente l’Italia poteva vantarsi di aver un grande statista apprezzato dal mondo intero. Alla “fine” del suo mandato i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Qual’è il punto comune tra tutti questi “grandi personaggi” ? E che sono tutti considerati dei “grandi” a prescindere da ciò che hanno realmente fatto. Il loro pseudo successo è basato sempre su analisi superficiali propinate dai media mainstrean …

    Ecco cosa succede quando un economista vuol parlare di tutto e di niente, succede che può fare delle analisi superficiali su periodi storici che non conosce o conosce poco. Nel prossimo post ci dirà che Pinochet era un grande statista se si escludono i “piccoli effetti collaterali” delle sue meravigliose politiche. D’altronde, durante le ultime elezioni in Italia un noto statista vanto i grandi meriti di un certo Mussolini …
    Mi domando, Sig. Piga, come mai non ne ha parlato prima della Tatcher ? Come mai non ha proposto il modello “Thatcher” all’Europa o all’Italia in questo periodo di austerità ?
    Adesso che la Thatcher non c’è più è diventata come per incantesimo una tra le più grande donne della storia europea …

    Ognuno faccia il suo mestiere …

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  7. stefano fait

    09/04/2013 @ 13:11

    Altri lettori non sembrano interessati a capire le ragioni di Piga, forse perché lo conoscono molto meglio di me.
    Io, però, voglio capire, perché c’è sempre da imparare da uno studioso intelligente che si mette in gioco pubblicamente, specialmente se non la pensa come noi (e non è un “mero” economista!).
    Sapeva a cosa andava incontro ma non ha demagogicamente aggirato l’ostacolo, per compiacere i suoi lettori (come fanno altri blogger).
    A differenza di altri economisti-blogger, ha concesso molto spazio a chi dissente in modo intelligente, anche se il dissenso sta diventando quasi un tifone ;o)
    Lo ringrazio e rinnovo la mia stima.
    *****
    In un commento precedente mi sono sorpreso che la Thatcher, una sabotatrice del progetto europeo, potesse essere in alcun modo considerata un modello per l’Europa contemporanea, in “un post sull’Europa”.
    Mi sarei aspettato nomi diversi (di destra e di sinistra): Kreisky, Palme, Brandt, Roosevelt, Hamilton, Lincoln, Nasser & Sadat, Ataturk, Krushev, Kennedy, Pompidou, de Gaulle, Moro e Berlinguer, ecc. Ossia nomi di figure (europeisti e non) che, in situazioni estremamente delicate, hanno impiegato la loro considerevole forza di volontà per unire, non per dividere.
    Hanno inevitabilmente commesso degli errori – anche molto costosi in termini di vite umane -, ma sempre nella prospettiva di raggiungere degli equilibri e compromessi tra le diversità – per quanto possibile.
    Si sono sforzati di non usare una posizione di forza per schiacciare gli avversari ed imporre un pensiero unico, come ha invece fatto la Thatcher, con evidente entusiasmo.
    Perché un promotore della filosofia di Viaggiatori in Movimento dovrebbe lodare chi ha prodotto questi esiti?
    http://www.guardian.co.uk/politics/datablog/2013/apr/08/britain-changed-margaret-thatcher-charts
    E, per di più, una persona nata in una provincia nota per le sue dolorose contrapposizioni?
    Vorrei davvero capire…
    Mi pare una questione di reale importanza.

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    • Caro Francesco, grazie della sua mail. Provo a risponderle.
      “E’ difficile parlare oggi di Margaret Thatcher. Chi si schiera contro, a favore. Io del di lei vivere traggo tre ovvie considerazioni per il nostro oggi.”
      Sapendo bene di non avere né tempo né voglia di parlare di Margaret Thatcher avevo fatto questa premessa.
      Ribadisco a lei ed agli altri: il post è sull’Europa. E come quasi sempre faccio, prende spunto dall’attualità per ripetere in modo diverso (per cercare di non annoiare i lettori) alcuni punti dominanti di questo blog. In questo caso 3 punti.
      Come ripeto i miei punti nel blog? A volte con dati, a volte con analisi, a volte con boutades, ovvero con qualsiasi grimaldello retorico abbia a disposizione per ribadire le mie idee. In questo il blog di Krugman è un’ottima fonte di ispirazione per capire come dire sempre le stesse cose in modo diverso: a volte con articoli approfonditi, a volte con repliche secche, a volte con divertissements.
      Eccoli i miei 3 punti, che prendono spunto dalla scomparsa della Sig.ra Thatcher e di alcuni aspetti della sua vita, per ribadire alcune mie ferme convinzioni: a) tagliare gli sprechi non vuol dire tagliare la spesa pubblica ed è una ottima cosa; b) il sindacato nella pubblica amministrazione (non nel settore privato) è spesso un enorme peso che rallenta la crescita economica di un Paese; c) ci vuole leadership per combattere l’ortodossia dominante, come quella odierna tedesca.
      Lei mi chiede se secondo me la Thatcher è un modello per l’Europa. Secondo me le tre cose che le ho detto sopra, che la Thatcher ha incarnato in maniera eccellente, sono parte di una soluzione ad un modello per l’Europa. Punto.

      Ora lei vuole che io parli della Thatcher.
      E sapere se la “Thatcher per me è un modello per l’Europa”. Provo a risponderle. Dicendole che non capisco questa domanda. Cosa è la Thatcher? Un miscuglio così denso di decisioni forti e conflittuali, così legate al tempo in cui furono esercitate, così specifiche per quel tempo, che penso sia irrilevante chiedersi se essa sia o non sia un modello per l’Europa. In questo senso, se vuole, non lo è.
      Ci fu la follia di essere con Pinochet e di essere contro Mandela. Ci fu il trionfo su un criminale dittatore argentino che mandò alla morte tanti giovani ragazzi per sorreggere il suo consenso, e ci fu la grande visione del pertugio che costituiva Gorbaciov per abbattere la dittatura sovietica che opprimeva milioni di persone e tante nazioni.
      Ci fu la follia redistributiva della poll tax e la grandissima riforma universitaria contro i baroni.
      Ci fu la follia delle repressione violenta delle proteste e ci fu la grande lotta, da cui uscì sconfitta, per sconfiggere il circolo elitario e dominante (Eaton?) che soffocava in maniera oligarchica la politica britannica e che a tutt’oggi domina la composizione dei loro governi.
      Sull’Europa lei dice che la Thatcher gli fu contro. Certo. Ma mi rendo conto di essere anch’io contro questa Europa che non rappresenta gli interessi nazionali e non garantisce la democraticità delle decisioni. E spero sempre che questa Gran Bretagna non abbandoni l’Europa perché rappresenta un’ancora forte che ci ricorda sempre che dobbiamo legare questa Europa ad un processo democratico, ben di più di quanto non ce lo ricordiamo noi quotidianamente, noi che stiamo addirittura dentro l’euro.

      Un caro saluto

      Reply
  8. Giorgio Zintu

    09/04/2013 @ 13:18

    Professore, la Thatcher potrebbe pure essere stata la miglior statista a favore dei poveri ma a Glasgow forse non lo hanno capito perché stanno brindando, oggi naturalmente.

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  9. stefano fait

    09/04/2013 @ 17:18

    “Thatcher loved the public service” mi fa capire che Piga è un estimatore (a prescindere) della Thatcher e di Blair, due politici che hanno aumentato sensibilmente il coefficiente di Gini:
    http://www.ifs.org.uk/publications/4637
    rendendo il Regno Unito una società meno coesa, più egoista e più iniqua.
    E anche molto violenta:
    http://www.telegraph.co.uk/news/uknews/law-and-order/5712573/UK-is-violent-crime-capital-of-Europe.html
    Mmmmh, forse dovrò ricredermi e dar ragione a MisterEmme? Un economista che non si cura dell’impatto sociale dei suoi modelli economici è in effetti virtualmente irrilevante.
    Chi potrebbe prendere sul serio i suoi programmi di riforme?
    Non la politica, non i cittadini.
    Sarebbe deludente e sterile.
    Non resta che attendere…

    Reply
    • “Un economista che non si cura dell’impatto sociale dei suoi modelli economici è in effetti virtualmente irrilevante” ???
      Stefano, io direi “potenzialmente pericoloso” :)

      Reply
      • stefano fait

        11/04/2013 @ 07:12

        Mauro, penso che il nodo centrale della questione sia stato magnificamente circoscritto da GC77:
        “Un giorno Roosevelt-Keynes, il giorno dopo Thatcher-Friedman… in un post ammicca a FARE, quello dopo fa l’occhiolino a Renzi, quello dopo ancora apre le porte a Grillo… i Viaggiatori non hanno ancora trovato una rotta e un’identità politica propria?”
        In questo senso il loro contributo è, momentaneamente, irrilevante – dal punto di vista della teoria economica applicata alla soluzione della crisi -, non certo pericoloso (il pluralismo non può essere pericoloso e questo forum infatti dimostra il contrario).

        C’è una contraddizione di fondo: il progetto s’ispira ai principi fondanti delle democrazie moderna – libertà, uguaglianza, fratellanza. Però poi Piga, invece di scegliere come esempio un forte leader democratico – ce ne sono stati, ce ne sono, ce ne saranno (es. Dominique de Villepin?) –, edulcora la Thatcher e la usa per portare avanti un discorso peraltro condivisibile sul contenimento degli sprechi (che comunque creano domanda, non sono soldi bruciati nel caminetto), sulla necessità di ottimizzare il servizio pubblico e premiare il merito (quello vero, non la falsa meritocrazia neoliberista) e sull’esigenza che sentiamo tutti di avere una leadership che sia etica e concreta.
        La Thatcher, che fu la forza motrice dei think tank inglesi legati alla Mount Pelerin Society – che aveva tendenze apertamente golpiste http://www.guardian.co.uk/commentisfree/2012/oct/01/rightwing-insurrection-usurps-democracy -, è l’antitesi orwelliana dei valori rivoluzionari francesi ed americani: alto tasso di disoccupazione, IVA (VAT) raddoppiata, finanziarizzazione dell’economia, privatizzazione dei beni comuni, impennata del coefficiente di Gini e del tasso di criminalità, aumento delle spese militari e, più grave dal mio punto di vista, sabotaggio di ogni tentativo di razionalizzare e democratizzare il processo di integrazione continentale, con i suoi famosi 3 no che ora fanno molto comodo alla Merkel ed alla Bundesbank.

        Non so cosa vogliano fare in futuro i Viaggiatori in Movimento, ma la mia impressione, quando ho aderito, era che incarnassero un modello di sviluppo e di democratizzazione ad ogni livello della società che era inviso alla Thatcher ed è contrastato da tutti i thatcheriani contemporanei.
        D’altra parte, se Piga non avesse scritto ciò che ha scritto, non avremmo mai avuto questo proficuo dibattito ;o)

        Reply
        • Stefano ovviamente la chiudo qua, continuando a non concordare pienamente con molte delle sue frasi, ma apprezzando la costruttività del dibattito. Ma una cosa la voglio dire: i Viaggiatori non sono Piga. Il programma dei Viaggiatori è ben altra cosa di Piga, molto meglio. Su alcuni temi io sapevo poco o nulla ed ho imparato dibattendone, su altri temi non ero d’accordo ed ho aderito a rappresentare l’opinione della maggioranza che ha deliberato, sentendo che comunque ciò non mi rendeva estraneo al progetto. L’identità dei Viaggiatori c’è eccome, e noi ce la sentiamo bella attaccata alla pelle. Come diceva Gary Becker, noto reazionario ;-) , de gustibus non est disputandum.

          Reply
  10. Vitangelo Moscarda

    09/04/2013 @ 22:33

    Ho qualche dubbio sulla seconda tesi dell’articolo. Perchè è dalle idee che bisogna partire. Ideas have consequences. Credo che nell’italia, divorata dalle lobby (vd. l’impietoso saggio di Michele Ainis “Privilegium”), non possano crescere idee condivise, che producano quindi crescita (economica, morale, intellettuale).
    Fu il successo nella battaglia delle idee che rese possibile alla Thatcher le fondamentali riforme che caratterizzarono il suo governo.
    Se un leader non riesce ad imporre la sua diversa visione all’opinione pubblica non potrà realizzare alcunché di importante.
    Nella storia recente della democrazia più vecchia del mondo, ci sono riusciti – con straordinario successo -il laburista Clement Attlee (1945-51) e la conservatrice Margaret Thatcher (1979-1990).
    Su questo tema vorrei suggerire la lettura del saggio “The quest for change and renewal” di Tim Morgan – analista economico finanziario politico- (scaricabile in http://www.cps.org.uk/files/reports/original/120531171806-Thequestforchangeandrenewal.pdf ).
    [Oppure – in subordine -l’articolo sul blog Contrarian di Marco Valerio Lo Prete: http://www.ilfoglio.it/contrarian/148 ].
    Chiunque voglia proporre una politica economica, prima di tentare il successo nella realtà amministrativa, deve vincere ‘the battle for hearts and minds’. E per noi, divisi come siamo, la vedo dura….

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  11. Let’s remember what this clash was about. The other 11 European leaders wanted to create a single currency. Howe thought that Britain should join. The 11 got their way and the euro came into being.

    With the perspective of 23 years, we can now survey the disaster wrought by the euro, with Cyprus the latest country to see its economy eviscerated by this disastrous experiment. Today, can anyone seriously deny that Thatcher has been proven emphatically right? If those 11 European leaders had listened to her in Rome, think of the misery that could have been avoided. It took no great insight to point out that imposing the same exchange rate and the same monetary policy on disparate economies, particularly Greece and Germany, was asking for trouble. The weaker economies, denied their own exchange rate, would simply be torn apart. Thatcher was merely stating the obvious.

    But history tells us that it can be extremely dangerous for a leader to be demonstrably right. She took the risk of pointing out the obvious folly of a grand scheme that, for political – or psychological – reasons, her fellow leaders were all devoted to.
    http://blogs.telegraph.co.uk/news/davidblair/100211333/the-euro-cheerleaders-howe-kinnock-ashdown-were-wrong-and-margaret-thatcher-was-right-time-to-admit-it/

    Reply
  12. http://blogs.telegraph.co.uk/news/iainmartin1/100208951/margaret-thatcher-had-a-point-about-germany/

    The other countries of the European Union seem so far to have given little thought to how to deal with being under what Charles Moore the other day referred to as the German imperium. The empire is civilian rather than military, but the German power to command is still strong and getting stronger with every euro rescue. In the UK the Eurosceptic response is generally that the single currency will collapse soon under the weight of its own contradictions. Actually, it seems perfectly possible that, barring an asymmetric shock, it won’t, and that eventually Germany will sit calling the shots at the centre of an economic empire.

    In the face of this some of the non-German leaders prefer wittering brainlessly about European harmony and solidarity, rather than attempting to deal with reality. Germany is becoming too powerful for its own good and ours, again.

    Reply
  13. Margaret Thatcher knew the single currency would devastate Europe

    They were economic. Right back in 1990, Mrs Thatcher foresaw with painful clarity the devastation it was bound to cause. Her autobiography records how she warned John Major, her euro-friendly chancellor of the exchequer, that the single currency could not accommodate both industrial powerhouses such as Germany and smaller countries such as Greece. Germany, forecast Thatcher, would be phobic about inflation, while the euro would prove fatal to the poorer countries because it would “devastate their inefficient economies”.

    Hague made a series of speeches which, reread today, rival Margaret Thatcher’s in their prescience. He predicted that membership would “lead to huge booms and deep recessions”. Hague chillingly added that “the single currency is irreversible. One could find oneself trapped in the economic equivalent of a burning building with no exits.” He noted that euro membership could lead to a “full-blown banking and financial crisis.”

    The first point to note is the British economic boom which ended in 2008 would have been headier still, thanks to the soft interest rate policies pursued by the European Central Bank in the early years of this century.
    The second is that the subsequent crash would have been far, far worse. We would not have been able to lower rates as far and as fast as we did. We could not have devalued out of trouble. We would have been unable to fuel economic growth by printing money.

    With these options unavailable, the recession would have turned into depression. It is likely that unemployment would now be heading towards five million and our already broken public finances would be in ruins. Just like Greece and Ireland, we would be unable to raise funds on the international markets and the IMF would have moved in. Angela Merkel of Germany would be offering a bail-out – but only on condition that we follow policies set for us in Europe. We would have lost our independence and become a wholly owned subsidiary of Brussels – the fate Ireland faces today.

    One other point. Margaret Thatcher may have been the first victim of the single currency, but there have been many more since: the millions who have lost their jobs and the nations that are being stripped (as she forecast) of their pride and independence. Baroness Thatcher has often been accused by her politically motivated enemies of callousness. But backers of the European project are today happy to countenance unlimited human suffering in their mission to enforce economic and monetary union. Mrs Thatcher knew this would be the result of their deranged plan, which is why she fought to stop it. Her last battle as prime minister could not have been fought in a greater or more compassionate cause.

    http://blogs.telegraph.co.uk/news/peteroborne/100064330/margaret-thatcher-knew-the-single-currency-would-devastate-europe/

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  14. Rolando Bagnoli

    10/04/2013 @ 09:19

    Questa volta dissento in modo totale dal post. Non aggiungo niente perché condivido molte delle considerazioni che sono state fatte. Sono solo molto dispiaciuto.

    Reply
  15. Un giorno Roosevelt-Keynes, il giorno dopo Thatcher-Friedman… in un post ammicca a FARE, quello dopo fa l’occhiolino a Renzi, quello dopo ancora apre le porte a Grillo… i Viaggiatori non hanno ancora trovato una rotta e un’identità politica propria?

    @Saverio
    Hai dimeticato l’Irlanda e soprattutto che Mrs. Thatcher ha avviato ed enormente contribuito alla deregolamentazione che ci sta portando alla rovina.
    L’unica cosa buona (per l’UK) che ha fatto è stare fuori dall’€. Ma gli Inglesi non sono mica fessi da soccombere senza resistenze – e anzi con servilistiche sviolinate – alla colonizzazione tedesca.

    Reply
  16. Mi dispiace prof. ma dissento profondamente con quanto dice.
    Certo la Gran Bretagna aveva dei problemi, ma:
    1. Sul fatto la Thatcher abbia risolto i problemi dell’economia britannica è discutibile: le sue riforme furono la deindustrializzazione del Paese, ed un peso crescente della City, possibile solo al suo status di sostanziale paradiso fiscale e alla deregolamentazione della finanza. Siamo sicuri che sia un modello di sviluppo auspicabile?
    2. Quand’anche la Thatcher abbia risolto i problemi dell’economia inglese o non li abbia semplicemente con degli altri, la sua ‘cura’ è stata fatta sulla pelle delle persone, ha determinato un’esplosione della disoccupazione (passata da meno del 4 all’11% in pochi anni). Riguardo la disoccupazione diceva Beverdidge «Le statistiche della disoccupazione significano file di uomini e di donne, non di cifre soltanto. I tre milioni o pressappoco di disoccupati del 1932 significano tre milioni di vite che si vanno sciupando nell’ozio, nello sconforto crescente e nella torpida indifferenza. Dietro questi tre milioni di individui che cercano uno sbocco alle loro energie e non lo trovano, stanno le loro mogli e famiglie disperatamente alle prese con il bisogno, le quali vanno perdendo il loro diritto di nascita a un sano sviluppo, e si domandano con stupore il perché dell’esser nati». I modi con i quali perseguí i propri scopi renderebbero ingiustificabile anche l’obiettivo piú nobile, io credo che perseguire una politica simile dimostri una totale mancanza di umanità, cosa che del resto la Thatcher dimostrava anche nei suoi ottimi rapporti con Saddam Hussein, Pinochet, Suharto e nel suo sostegno al regime dell’Apartheid.

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  17. Un analisi non particolarmente raffinata.Anche Moana Pozzi era una donna di successo faccia un post anche per lei.

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