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5 ovvietà per far ripartire il Paese

Questo Governo appare in stato confusionale. Preda dei venti del PIL e delle regole di bilancio europee, che non riesce a contrastare, veleggia a casaccio con una serie di proposte che denotano contemporaneamente sbigottimento di fronte all’ostinazione dell’economia a non obbedire in alcun modo agli stimoli ideati sinora e la mancanza di un corretto modello di comprensione dell’economia italiana nel contesto europeo.  

Abbiamo bisogno di rigenerarci. Come? Partendo da 5 ovvietà.

Ovvietà numero 1: se hai bisogno di cambiare l’Europa, non sprecare tempo a farlo nel modo sbagliato. Non serve a nulla, al contrario di quanto raccomanda oggi Scalfari su Repubblica, il Ministro dell’Economia europeo se prima non abbiamo capito cosa questo Ministro debba fare, quali sono i valori che deve rappresentare. Altrimenti Palazzo Chigi si troverà a chiedere non più a Padoan ma a un austero Ministro finlandese scelto dai tedeschi più flessibilità che certamente otterrà con ancor meno probabilità.

Ovvietà numero 2: se hai bisogno di risorse, non sprecare tempo a chiederle all’Europa nel modo sbagliato. A poco serve all’economia italiana ottenere con grandi sforzi diplomatici un deficit pubblico per il 2017 che rimanga stabile al 2,4% del PIL (nessuna aggiunta di austerità ma nemmeno nessuno stimolo all’economia) se poi si conferma la promessa austera, richiesta dal Fiscal Compact, di abbattere il deficit di più di 30 miliardi nei prossimi 4 anni: è come dare una carezza da davanti e una martellata da dietro alle aspettative (pessimiste) di imprese e consumatori. Chiedi piuttosto, magari sulla nave di Ventotene, una moratoria del Fiscal Compact fino a quando l’Europa non si sarà ripresa.

Ovvietà numero 3: se hai poche risorse, non sprecarle. Inutile in una crisi come questa stimolare l’offerta e/o la domanda privata. Lascia perdere superammortamenti per chi investe, detassazione dei premi di produttività, vantaggi per le partite IVA: sono strumenti che funzionano quando c’è voglia di investire ed ottimismo, quando prevale il pessimismo sono un buco nell’acqua.  E altrettanto deve dirsi di quelle scelte che mirano a sostenere la domanda dei consumatori, come per le pensioni minime: non si traducono in maggiori consumi, ma maggiori risparmi, inutili in questa fase a sostenere l’economia. E’ evidente che l’unica cosa che va fatta è spendere quei soldi che oggi i cittadini non vogliono spendere, con investimenti pubblici a go go. La ricetta, ben nota ai più, è l’unica mai provata sinora in questi 7 anni di crisi: è tempo di farlo.

Ovvietà numero 4: se vuoi trovarti più risorse da solo, bravo ma non aumentare le tasse su questo o quello e non tagliare spesa pubblica a casaccio. Mettiti in testa che la spending review è una cosa seria che richiede sforzo costante, provvedimenti precisi e specifici, investimenti (e dunque risorse) per professionalizzare stazioni appaltanti e aumentare gli ispettori, e soprattutto una presa di posizione del Primo Ministro quasi quotidiana, come quella adottata per Costituzione e bonus da 80 euro, perché il pesce puzza o profuma dalla testa e la Pubblica Amministrazione si adegua o adagia a seconda di cosa dice il Capo. E poi ci pensi a quanto ti aiuterà una spending fatta bene per ottenere la moratoria del Fiscal Compact di cui sopra in Europa?

Ovvietà numero 5: se hai voglia di generare risorse e non hai soldi, fai la riforma più giusta non quelle inutili. Nelle sue più recenti dichiarazioni il nuovo Ministro dello Sviluppo Economico ha lanciato un ennesimo Piano industriale, ambiziosamente denominato “Industria 4.0”. Nel descriverlo, il nostro Ministro, mostrando la stessa mancanza di sensibilità dei suoi predecessori, non menziona mai, dico mai, la risorsa industriale principale per il Paese, la piccola impresa. Piccola impresa che questa crisi sta uccidendo e che ben più della grande impresa, che se la può sbrigare da sola, ha bisogno di aiuto e protezione. Da 5 anni il Ministro incaricato di turno si dimentica di presentare al Parlamento entro il 30 giugno il disegno di legge per la Piccola Impresa. E’ un dovere di legge, certo, ma è soprattutto un modo di rigenerare un Paese che fa delle piccole imprese la sua risorsa numero 1: pensare in piccolo per ripartire alla grande!

5 ovvietà, nulla di più. Caro Presidente, pensa di farcela?

3 comments

  1. Guido Paolucci

    21/08/2016 @ 22:46

    Ovviamente chiaro, sintetico e eccezionale come sempre! Bravo!! Guido Paolucci

    Reply
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