THIS SITE HAS BEEN ARCHIVED, AND IS NO LONGER UPDATED. CLICK HERE TO RETURN TO THE CURRENT SITE
Post Format

Il Nerone di Bruxelles canta

Ah, leggere la Banca Centrale Europea. E scoprire che i prestiti ora costano meno e gli ostacoli al finanziamento per le imprese sono calati ulteriormente.

Eppure le cose non vanno bene.

Ci dice l’ultimo (importante) rapporto semestrale della BCE sullo stato della finanza (http://bit.ly/1XhBfzh) per le piccole e grandi imprese che … lo stato della finanza conta poco per le imprese. Che la disponibilità di finanziamenti e le loro condizioni migliorino, dunque, è irrilevante. Come è possibile? Basta far parlare il rapporto: “l’accesso alla finanza è considerato dalle PMI (piccole e medie imprese)europee come il minore dei problemi”. Il più importante, il più menzionato? Sempre quello, “la mancanza di clienti”.

Cresce la differenza tra la disponibilità di fondi da parte delle banche e le necessità delle PMI di quei fondi. E perché mai domandare prestiti se non si intravedono clienti? Che fare di questa liquidità così abbondante? Nulla. “La maggioranza delle PMI, sia a livello euro, che a livello nazionale, riportano che semplicemente non hanno bisogno di prestiti bancari”. Quanto grande è questa maggioranza? Enorme. Il 70%. Settanta per cento.

E le cose peggiorano: rispetto al semestre precedente in Spagna, Irlanda, Olanda e Slovacchia meno piccole e medie imprese riportano profitti crescenti, mentre in Belgio, Italia, Francia e Grecia sono più numerose le imprese che riportano profitti in declino.  

La politica monetaria della BCE dunque è monca. Inutile. Porta l’acqua all’ospedale ma l’assetato non si presenta. Ha probabilmente bisogno di essere portato in ospedale, da solo non ci arriva. Manca l’ambulanza della politica fiscale espansiva, che garantisce alle imprese che ci sono clienti, anzi, che c’è IL cliente, l’unico capace di assicurare domanda alle imprese, la Pubblica Amministrazione, con la sua domanda via appalti pubblici. E mancherà fino a quando non aboliremo il Fiscal Compact e la sua nefanda incertezza che porta nell’economia, preannunciando ogni anno austerità per 5 lunghi anni che blocca i piani di investimento pubblici e privati.

Altro che acqua. Ci si diverte a portare fuoco. L’Europa di carta va bruciando. Il Nerone di Bruxelles è all’opera. La Gran Bretagna si defila da questa follia e l’incendio europeo prende più baldanza: chi mai farebbe investimenti di medio termine quando si profila all’orizzonte l’uscita del Regno Unito dall’Europa, e poi della Scozia dal Regno Unito e allora chissà se non quella della Catalogna dalla Spagna?

Il Nerone di Bruxelles canta, presto si suiciderà, ma quando esulteremo sarà forse troppo tardi.

11 comments

  1. Mi stavo proprio chiedendo se soggetti che abbiano investimenti in valuta inglese farebbero bene a disinvestire prima del brexit o invece conviene loro restare sulla valuta.
    Inciso storico: forse il titolo potrebbe essere immaginato al plurale: “I Neroni di Bruxelles cantano”. Infatti molti storici recentemente sostengono che, seppur è vero che Nerone non era esattamente un angioletto, non fu lui a far bruciare Roma, ma fu una cospirazione a suo danno…

    Reply
  2. Marcello Romagnoli

    05/06/2016 @ 20:20

    Mi sembra di sentire parlare il suo collega Bagnai. Come mai ha cambiato idea?

    Reply
  3. Maria Cristina

    06/06/2016 @ 13:07

    Per Nerone venne il giorno in cui fu abbandonato da tutti alla sua paranoia e deposto dal Senato
    Ora siamo un popolo senza dignità un popolo che non si ribella, lo vediamo vacuo e indifferente dinnanzi alle poche possibilità di espressione ed unica opportunità di democrazia che gli è ancora data vedi ad esempio referendum! Bisognerebbe davvero modificare la legge chi non vota non conta, contano i Sí ed o No dei votanti. La vita, il cambiamento non sono cose per pigri, increduli è insoddisfatti, la nostra vita per essere migliorata richiede tutta la nostra partecipazione
    Bello il post Professore già ricondiviso !
    un caro saluto…

    Reply
  4. Oddio!!! L’appunto di Marcello Romagnoli mi sembra più che pertinente.
    Delle due l’una : o rilanciare i vecchi carrozzoni consociativi a spese delle finanze pubbliche (chi se ne frega) o uscire dall’euro e stampare moneta.
    Mai dico mai che venisse in mente di rimettere in questione la struttura delle nostre Pmi che pur brave a modulare costi e competitività, a causa della loro taglia e incompetenza finanziaria, vedono come solo sbocco alla loro attività la PA.
    Mi chiedo e Le chiedo che senso ha oggi, di fronte alla globalizzazione dei mercati e alla sharing economy, baloccarsi nel tradizionale modello della Pmi attaccata alla mammella della commessa pubblica?
    Non sarebbe più utile cominciare a navigare in mare aperto, usare il trade finance per conquistare nuovi mercati? Shumpeter è passato ma nessuno se n’è accorto e continuiamo a piangerci addosso aspettando i denari di Pantalone…

    Reply
    • Ma quale mare aperto? Ma di che parla? Un canotto nell’oceano? Ma nessuno al mondo nasce coi baffi! Negli Stati Uniti come in India, Cina, Giappone, Corea, Brasile, Messico e Russia, sono previsti appalti riservati alle piccole per imparare a nuotare. La piccola il primo pacco lo vende ai condomini, il secondo ai vicini, il terzo nel quartiere ecc. In mare aperto io mio figlio bambino non ce lo mando, altro che trade finance.
      ps: lo sbocco della PA non c’è più, da quasi 10 anni, grazie all’austerità.

      Reply
    • Antonello S.

      07/06/2016 @ 08:42

      Ancora con questa storia della modernizzazione per competere sugli immensi mercati d’oltreoceano…
      Ma basta! In Italia abbiamo centinaia di migliaia di pmi che non esportano, legate al mercato interno.
      Artigiani di produzione e servizi, commercianti, rappresentanti di commercio.
      Tutte queste micro aziende soffrono perchè la deflazione (e la tassazione) gli erode gli utili, perchè la scarsa circolazione di moneta (legata anche alla sfiducia sulle prospettive future) fa scendere drasticamente i fatturati.
      Se la PA potesse spendere a deficit miliardi di euro non per far edificare nuovi mostri, ma per abbellire e manutenere i nostri patrimoni e le infrastrutture, creerebbero nuova occupazione che andrebbe a spendere nel mercato interno che forse diventerebbe meno deflazionato.
      Se tutto il circuito “gira”, poi viene da se che le aziende più virtuose investano in strumenti innovativi per crescere, ma se intorno a loro c’è il deserto…

      Reply
  5. Il fatto è che molte nascono piccole e muoiono piccolissime!
    Se parliamo di Pmi, non di micro imprese a scala cittadina, l’effetto taglia, la striminzita tesoreria e la dipendenza bancaria sono fattori che ci penalizzano rispetto ai concorrenti dell’euro zona, degli USA e del Giappone.
    Gli altri paesi, da Lei citati, agiscono in un altro contesto commerciale, fiscale e normativo e non sono comparabili.
    Quando c’è una contrazione della domanda, c’è poco da fare…l’asilo nido rischia di chiudere…
    Se Lei non si schiera, come altri, per un’uscita dall’euro, dovrebbe militare per un finanziamento attraverso le istanze europee (Bei, Berd e piano Junker) piuttosto che invocare sistematicamente l’eterna manna pubblica.

    Reply
  6. Antonello S.

    09/06/2016 @ 08:43

    Caro Dombas, lei probabilmente non ha mai letto i miei interventi nei post precedenti.
    Personalmente sono schierato e fortemente convinto della necessità di abbandonare questa moneta unica creata unicamente per il volere del grande capitale, ma anche da una certa politica d’oltreoceano dirigista e totalitaria che ha sempre avuto il vizietto di voler controllare a proprio piacimento il processo democratico ed economico di ogni singolo Paese sovrano ricadente nella sua orbita.
    Se così non fosse come potrei immaginare di poter finanziare un intervento statale così pesantemente, seppur momentaneamente oneroso, considerate le briciole che a Bruxelles ci consentono di raccogliere?

    Reply
  7. Caro Professore La ringrazio di tanta chiarezza.
    Siamo quindi al complotto ed i padri dell’Europa altro non erano che agenti infiltrati del capitale internazionale.
    Che la fase attuale della costruzione europea sia fragile ed incompleta è un fatto.
    Che la sua architettura ed i rapporti di forza che esprime non siano oggi all’altezza delle sfide poste dalla crisi ne è un altro.
    Ma che ciò La porti a sposare le tesi anti euro, predominanti nell’opposizione populista e xenofoba in Italia e in Europa, lascia perplessi.
    Altri da Varoufakis a Podemos spingono per giungere ad un nuovo equilibrio delle forze in campo dentro l’UE e dentro l’euro ma è forse più facile per Lei, Bagnai e Sapir schierarsi nel mainstream anti sistema e crogiolarsi nell’illusione che il recupero della sovranità monetaria sia la panacea di tutti i mali.

    Reply

Lascia un Commento

Required fields are marked *.

*