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Uomini e contabili

Il 27 giugno 2012 Confindustria prevedeva per il 2013 una crescita del PIL del -0,3%. Citigroup allora prevedeva il -2%.

Oggi Confindustria, a soli 6 mesi di distanza, ha aggiornato la sua stima del PIL 2013 al -1,1%. Citigroup converge anch’essa, stimando il -1,2%.

Sembrerebbe dunque che dobbiamo fare una media delle previsioni delle due istituzioni, una più ottimista e l’altra più pessimista, per arrivare alla stima più corretta? Se così fosse, guardiamo al 2014.

Confindustria prevede per il 2014 un bel +0,6% (sembra quasi un bel numero in questo clima plumbeo). Citigroup il -1,5%. Dunque, se tanto mi dà tanto, la media fa un bel -0,5%. E cioè la recessione che continua, per un terzo anno consecutivo.

La stupida austerità continuerà a mietere vittime peggiorando peraltro i conti pubblici. Monti sostiene che il suo governo va misurato sulle riforme, non sulla recessione da domanda. Non siamo d’accordo, ma comunque verifichiamo. Le riforme come hanno arrestato il declino di competitività? Guardiamo al differeziale del costo del lavoro per unità di prodotto tanto caro ai riformisti.

Oops. Un piccolo disastro.

La vera notizia di oggi è però, ovviamente, la rivoluzione monetaria della Fed statunitense che manterrà i tassi al loro livello minimo fino a quando la disoccupazione non sarà scesa sotto il 6,5% dal 7,8% attuale.

Rivoluzione tecnica, perché mai prima di ora l’obiettivo di policy della Fed era stato legato al tasso di disoccupazione.

Rivoluzione politica, perché mai prima d’ora la disoccupazione era assurta a obiettivo esplicitamente principale della Fed.

Rivoluzione filosofica, perché mai prima d’ora la sofferenza delle persone era entrata nei palazzi della banca centrale dalla porta principale.

La nostra BCE arranca dietro, con la sua stupida fissazione sull’inflazione che non c’è, quando la disoccupazione euro supera l’ 11%, più di 3 punti in più degli Usa. Aspettiamoci un bell’apprezzamento dell’euro che riduce il nostro export, benzina sul fuoco.

Ma non è colpa della BCE, la colpa è della politica europea piccina picciò, che teme la sua ombra, dominata da contabili certificatori di bilancio in perdita invece che da coraggiosi leader.

 

14 comments

  1. Scusi la mia ignoranza economica ma non sono sicuro di aver capito il motivo per cui lei prevede un apprezzamento dell’euro.

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        • Mi scusi ma per me sarebbe importante avere un chiarimento certo (é meno di un anno che ho cominciato a cercare di capire certi meccanismi economici)

          Lei parla di un probabile apprezzamemto dell’euro; fa questa previsione proprio perché c’è meno inflazione in Europa che negli USA o per altri motivi?

          Grazie

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          • Se Bernanke si lega le mani dicendo che non toccherà i tassi fino a quando la disoccupazione sarà sopra al 6,5% sta dicendo che anche se l’inflazione riparte prima che il 6,5% sia stato raggiunto lui non la combatte. Questo aumenta le aspettative d’inflazione degli usa e dunque la carta americana diviene relativamente meno attraente e viene venduta.

  2. leonardo quagliata

    13/12/2012 @ 09:40

    Attenzione:
    Anche i contabili e gli uomini d’impresa avveduti sono davvero preoccupati della crescita e, dunque, della disoccupazione, tanto da proporre di rivedere al “ribasso” alcuni principi contabili da pochi anni introdotti (vedasi principio del “fair value”) e prestare sempre maggiore attenzione al principio del “going concern” (che in italiano vuol dire “impresa in condizioni di normale funzionamento”) nel verificare i conti periodici dell’impresa. Forse, gli unici contrari a quanto prospettato nel tuo articolo, conforme a tuoi precedenti, sono gli Enti (e le persone) legati al brevissimo periodo, miopi della sorte futura che li attende.

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  3. quanto il CLUP è influenzato dalla produttività? e quanto quest’ultima è influenzata dall’ottimale utilizzo degli impianti? e quanto l’utilizzo degli impienati è influenzato dalla domanda?

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  4. Domenico Scalamandrè

    13/12/2012 @ 12:11

    Egregio professor Piga le segnalo – probabilmente avrà già avuto modo di leggerlo – un articolo scritto sul “The Telegraph” a firma di Evans-Pritchard il quale con esemplare chiarezza e concisità del tutto assimilabile alla sua , indica l’unica via di salvezza per l’Italia : le dimissioni – ci si augura definitive e senza appello – di uno dei più apprezzati gentil’uomini d’Europa ovvero il prof. Mario Monti. (non ci spero molto ahimè)

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  5. Roberto Boschi

    13/12/2012 @ 12:35

    Caro Professore,
    più leggo i suoi post, osservo con attenzione i dati (terribili) che escono e più mi convinco che, forse, il problema sta alla base: aver aderito all’Euro.

    Mi immaggino che anche Lei avrà letto il nuovo testo di Bagnai “Il tramonto dell’Euro”. Al di là del modo “colorito” di scrivere tipico di Bagnai traslato dal suo blog (avrei preferito un linquaggio più neutro e di rigore, proprio per non sminuire la rilavanza “scientifica” dello scritto) i concetti espressi e, quasi semprte, provati dai dati sono tragici nella loro semplicità.

    Una Area Valutaria Ottimale è già di per se difficile da “individuare” in ambito Europeo, figuriamoci fra Nord e Sud.

    Quindi credo sia tempo che chi si candida a governare questio paese (il PD) con una ottica economica neo-keneysiana se lo ponga sul serio questo problema.

    Perché, se così non fosse, rischiamo di lasciare questo cruciale argomento o alla sinistra estrema, o all’anti-politica (poco male perché tanto non governeranno mai), o (e qui è preoccupante perché hanno molte più chances di ri-prendersi il governo) alla Destra berlusconiana.

    Le segnalo, a questo proposito, un pezzo uscito in questi gg sul Telegraph, che sembra proprio ispirato dal Cavaliere e mette insieme dati e frasi tratte da report recenti di banche e asset managemte (RBS, BoA) per affrontare con indubbio appeal l’argomento:
    http://www.telegraph.co.uk/finance/comment/ambroseevans_pritchard/9735757/Mario-Montis-exit-is-only-way-to-save-Italy.html

    Mi piacerebbe sapere sulla questione (restare o meno nell’Euro e la visione di Bagnai) il Suo punto di vista di economista keynesiano.

    Grazie per il tempo che (ci) dedica al blog.

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    • E lo so, ma Evans Pritchard è da prendere con le molle. Sarà anti Monti quanto vuoi ma è anche un accanito assertore di un assalto agli Stati per privatizzazioni selvagge, come si legge in questo articolo soprattutto nelle ultime righe:

      “What France needs as unemployment rises by over 40,000 a month to modern era highs and the economy slides deeper into perma-slump is a radical assault on the state. Instead, Mr Hollande talks of nationalisation. Is London big enough to take the refugees?”

      http://www.telegraph.co.uk/finance/comment/ambroseevans_pritchard/9707263/Francois-Hollande-shows-true-colours-with-threat-to-nationalise-ArcelorMittal.html#

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    • Il punto di vista di Piga è quello di uno che sogna dormendo o dorme sognando il più Europa! Consiglio al prof. Piga un bel viaggio (lui se ne intende) insieme ai suoi viaggiatori-sognatori presso la BCE e presso la cancelliera tedesca, così questi cattivoni che propugnano l’austerità finalmente capiranno con chi hanno a che fare e, spaventati da cotanta forza delle idee verranno a più miti consigli, oh perbacco!

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      • Pippo mi dici voi che invece avete tutta questa veemenza cosa avete combinato DI CONCRETO?

        Io personalmente vedo una mancanza di proposte politiche PER QUESTE ELEZIONI che potrebbe essere imputabile sia ai “moderati” come il prof che ai più radicali come “voi”.

        Forse l’idea di non alzare troppo i toni finché non si avrà una piattaforma politica realmente esistente e operativa potrebbe essere una dimostrazione di maggiore serietà.

        Non lo so ipotizzo, ma torno a ribadire che anche dal lato dei più “arrabbiati” non mi pare di vedere granché e soprattutto mi sembrate un po’ troppo soddisfatti della semplice incazzatura invece di dedicarvi alla parte più importante che è quella di convincere e coinvolgere quelli che ancora dubitano o sono troppo scoraggiati per darsi una mossa.
        In sostanza mi sembra che vi divertiate a fare i duri stigmatizzando quelli con cui casomai dovreste cooperare o portare dalla vostra parte con il ragionamento.

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        • Scusami Marco, va voi chi? Io rappresento solo me stesso e non ho velleità politiche, tu invece?

          Anch’io vedo una mancanza di proposte politiche per queste elezioni, o meglio vedo un’unica proposta politica quella del partito unico dell’euro, so what?

          Cosa intendi per moderati e radicali? Per me coloro che si ostinano a non voler accettare che l’idea del più Europa non esiste nell’agenda politica di chi ha il coltello dalla parte del manico (leggi Germania e suoi stati satellite), sono dei radicali, io li chiamo i radicali dell’euro, mentre coloro che propugnano un’uscita ordinata dalla moneta unica e il ripristino degli strumenti di politica economica (fiscale, monetaria e valutaria) nelle mani dei governi nazionali sono dei moderati, dei moderati che si rifanno a grandi economisti ortodossi; questioni di punti di vista.

          “Forse l’idea di non alzare troppo i toni finché non si avrà una piattaforma politica realmente esistente e operativa potrebbe essere una dimostrazione di maggiore serietà.” Certo aspettiamo di fare la fine della Grecia e poi magari iniziamo ad alzare i toni, ma solo quando ci sarà una piattaforma politica, mi raccomando, prima cerchiamo di dimostrare maggiore serietà. Mah.

          Dopo tutto noi (ma noi chi poi, boh?), secondo il tuo ragionamento, ci accontenteremmo di essere i duri e puri senza costrutto, senza cercare di convincere quelli che ancora dubitano o sono scoraggiati per darsi una mossa (convincere di cosa?). Certo come no. Magari hai ragione tu, ma ti faccio una semplice domanda: se persone come me studiando e riflettendo sui dati macroeconomici e sulla situazione politica oggi stratificatasi in Europa, si sono fatti l’idea che l’Euro non è riformabile e che l’unica alternativa è quella di mettere sul piatto una strategia di €xit, in che modo potrebbero cooperare con la visione portata avanti su questo blog?

          E ancora ti chiedo, come glie lo spieghi ai tedeschi (che prima di essere di destra o di sinistra si sentono soprattutto, e giustamente, tedeschi) dopo 20 anni nei quali sono stati bombardati sui vizi dei cosiddetti PIIGS (in modo tra l’altro assolutamente bipartizan da parte della CDU e della SPD), che da ora in poi devono cooperare e mostrare solidarietà verso i Paesi periferici, e cioè verso coloro i quali la maggioranza dei cittadini tedeschi considera corrotti, cicale, disonesti, scansa fatiche, privilegiati che hanno vissuto al di sopra dei propri mezzi, e chi ne ha più ne metta? Ce li vedi i tedeschi sborsare cifre, che qualche economista ha quantificato in parecchi miliardi di € l’anno di trasferimenti, a favore delle economie in difficoltà? Non hai la sensazione che tutto questo sia solo e soltanto un sogno, che rischia di tramutarsi in incubo per tutti noi? Io si.
          Saluti.

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  6. I drivers sui cambi sono molti, e il loro peso varia da valuta a valuta, e le loro caratteristiche anche variano da valuta valuta.
    Bisognerebbe poi dire almeno che significa “l’EUR si apprezza”.
    I cambi sono solo valori relativi.
    Quindi uno dovrebbe specificare almeno.
    Intende dire EUR USD? Cioè l’EUR si apprezza su USD?
    E allora sono principalmente due le dinamiche in questione.
    E quindi dovrebbe trattare anche l’altra.
    O Intende EUR REER? E allora è anche un pochino più complicato, specie per la questione Emergenti, ma anche per quella di Cina e soprattutto di Giappone.
    Inoltre dovrebbe dire che lui guarda solo un aspetto, cioè che lui prevede un apprezzamento in base solo a quell’aspetto (non ho capito bene ma immagino sia pressapoco basic balance e politica tassi, così a naso da quella frasetta).
    Però dovrebbe dire (sempre che lo sappia) che ammesso e non concesso che oggi quei due aspetti siano i drivers principali nel caso di EUR USD, che non sono gli unici, tutt’altro. Non dire “aspettatevi che si apprezzi…” che sembra che lui lo sappia.
    La verità è che di tappezzeria si preferisce che parlino i tappezzieri, mentre di cambi parlano proprio tutti, specie gli economisti che normalmente però di cambi, e di finanza in generale, non sono spesso i più adatti (eufemismo).
    Non ci sarebbe nulla di male salvo che le persone sono portate a credere che loro siano proprio i più adatti, mentre sarebbe onesto dirgli almeno che è un parere o un punto di vista, lecito, ma non è quello di uno specialista.
    Peraltro dico questo non contrastando l’opinione di un EUR USD che possa apprezzare, e cioè il mio parere, che è quello di uno specialista, è che le probabilità complessive, cioè al netto tra negative e positive sides così come oggi valutabili, e in condizioni di un range di volatilità non mutato sostanzialmente (oggi 10% 1yr implied) pur se prevedibilmente crescente, e dentro un quadro del mercato obbligazionario e monetario non troppo dissimili, e così per il mercato delle materie prime, e provvisto che il cuscino di liquidità che sostiene oggi l’azionario basti visto che i prezzi sono differenti oggi rispetto agli altri QE, e salvo un peggioramento netto di alcuni Emergenti, ed escludendo fenomeni geopolitici e il loro effetto specie su petrolio e perciò USD, e stabilito un non effetto o un timing per il fiscal cliff, allora la visuale che EUR USD possa apprezzare (diciamo un 5% in 6 mesi come centrale) è anche condivisibile.
    Però altrettanto gli direi che è un forecast di poco valore, e che comunque in relazione al mutare di alcune delle poche variabili qui accennate, lo cambio anche domattina. Questo per non abbindolare le persone, o millantare doti di indovino, che non è il mio stile pur essendo uno specialista.

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