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Guerra, pace, Europa

Nella mitologia greca Europa era la figlia di Agenore re di Tiro, antica città fenicia colonia greca e in area mediterraneo-mediorientale. Zeus, innamoratosi di questa, decise di rapirla e si trasformò in uno splendido toro bianco. Mentre coglieva i fiori in riva al mare Europa vide il toro che le si avvicinava. Era un po’ spaventata ma il toro si sdraiò ai suoi piedi ed Europa si tranquillizzò. Vedendo che si lasciava accarezzare Europa salì sulla groppa del toro che si gettò in mare e la condusse fino a Creta. Zeus si ritrasformò in dio e le rivelò il suo amore. Ebbero tre figli: Minosse, Sarpedonte e Radamanto. Minosse divenne re di Creta e diede vita alla civiltà cretese, culla della civiltà europea. Il nome Europa, da quel momento, indicò le terre poste a nord del Mar Mediterraneo.

Wikipedia

L’aereo si stacca da Chania, Creta. Percorrendo a ritroso il viaggio di Zeus mi rendo conto di cosa lascio dietro. La bellezza greca commuove e non c’è dubbio che alla fine i tedeschi capiranno che è qui che deve rinascere il nostro Continente.

Lascio il convegno del Greek Public Policy Forum, dove ci siamo incontrati – un gruppo di europei – per parlarci. Quando prendo la parola e sostengo che questo incontro non ci sarebbe mai stato senza l’euro, che l’euro ci spinge a conoscerci come mai fino ad ora, tutti annuiscono, siano essi di destra o sinistra, catalani o irlandesi, britannici o greci. Quando racconto quante volte mi sono sbagliato in quest’ultimo anno nel ritenere che ad ogni elezione i movimenti violenti l’avrebbero spuntata, che il referendum contro l’euro sarebbe stato vinto – Irlanda, Olanda, Francia, Grecia – quando esprimo la mia genuina sorpresa nel vedere gente che soffre eppure non molla questo strano ideale fatto di futuro e passato, di speranza e paura, di storia e di confini, tutti sorridono e concordano con me.

Quando chiedo che si lavori instancabilmente affinché sia possibile sedersi al tavolo con Cina e Stati Uniti per dire  la nostra perché c’è qualcosa da dire, tutti insieme, che gli altri due non saprebbero promettere al mondo dei nostri figli e che questo qualcosa passa per forza per questo stretto passaggio chiamato euro che ci chiede di parlarci, di litigare, di opprimere anche, di tornare indietro sugli errori commessi, il mio collega catalano mi interrompe e dichiara a voce alta: “se non sei seduto al tavolo sei nel menù” e tutti ridono e annuiscono.

Che Draghi non basti lo sanno tutti, che Draghi fosse stato necessario anche. Tutti sentiamo che l’austerità è sfinita, che sta allentando la presa sulla politica, che il tempo degli errori sta per finire. Con una lentezza insopportabile, certo.

Dice Ugo Panizza, il mio collega di Ginevra anche lui a Creta, che è colpa del Generale Pfuhl, 1757-1826, prussiano, comandante dell’armata di Federico III nella disastrosa battaglia di Jena. Pfuhl credeva nella teoria dei movimenti obliqui e credeva anche che l’evidenza storica della precedenti battaglie non serviva a nulla, anche perché non era basata sulla sua teoria. Fu lui che ideò nel 1806 il piano per Jena e nella disfatta da lui causata non vide la fallibilità della sua teoria. Come Tolstòj racconta in Guerra e Pace (da me tradotto dal francese): “Pfuhl era uno di questi teorici così innamorati della loro teoria che ne dimenticano il fine, la sua applicazione pratica; per amore della teoria, odiava qualsiasi pratica e se ne faceva beffe. Godeva addirittura dei fallimenti perché un fallimento dovuto a una violazione della teoria nella pratica gli dimostrava semplicemente la correttezza della sua teoria”. Guerra e pace, Terzo libro, prima parte, capitolo X

Lo so, Tolstòj ce l’aveva soprattutto – riferendosi a Pfuhl – con i tedeschi, ma, per chi segue questo blog, dovrebbe risultare apparente che in Italia abbiamo una buona dose di nostri Pfuhl, attivamente coinvolti nel dibattito economico a fianco dell’austerità, la cui asserita bontà non trova conferme nella pratica, nessuna pratica. Basta che il nostro Monti non li ascolti ed eviterà la sua (e la nostra) Jena.

4 comments

  1. Mi scusi prof.
    Con tutta la buona volontà mi riesce difficile riconoscere all’Euro quei connotati ideali che lei gli attribuisce.
    Un euro che ci spinge a conoscerci come mai fino ad ora? Al di là della retorica, immagino che il popolo di quella nazione che vi ospitava ne avrebbe fatto volentieri a meno, a quel prezzo. Un prezzo che nemmeno i partecipanti al convegno, suppongo, sarebbero pronti a pagare personalmente, insieme alle loro famiglie.

    Forse il successo dell’euro ai referendum è della stessa qualità di quello della Fiat a Pomigliano: lì il messaggio era “o passa o la fabbrica chiude”; qui il messaggio è “fuori dall’euro l’apocalisse”. In entrambi i casi la scelta era fra un opzione e una non-opzione, e in questi casi non c’è partita. Trovo profondamente ingiusto sentirla parlare di gente “che soffre e pure non molla questo strano ideale”, come se questo “strano ideale” non fosse stato loro imposto a base di fole, come se alla gente fosse stata data l’opportunità di valutare – in maniera informata, consapevole – se entrare o meno in questo sistema; come se il processo non fosse stato condotto in maniera paternalistica, nascondendone le implicazioni peggiori – che pure erano conosciute da chi lo ha sostenuto.

    Credo che il problema europeo sia quello icasticamente descritto dal suo collega catalano: se non sei seduto al tavolo sei nel menù. Mi spiace che tutti hanno sorriso e annuito, dimostrando così di non capire che accontentarsi di essere seduti al tavolo senza preoccuparsi di chi invece rimane nel menù – perché qualcuno ci rimarrà pure – non fa che spostare, e nemmeno di tanto, i termini del problema. Senza risolverlo.

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  2. “se non sei seduto al tavolo sei nel menù” e tutti ridono e annuiscono

    Mmhh sono contento che il collega spagnolo abbia ancora voglia di fare lo spiritoso , perchè se devo essere sincero a me la spagna (e gli spagnoli ) sembra sia prorio sia finita sul menu’ : a un passo da essere commissariati dalla germania (via bce) …recentemente ridicolizzati perfino dall’argentina (caso repsol e altri) fresca di default con l’inflazione ballerina la moneta che è quella che è …con disoccupazione giovanile a livelli assurdi
    ma il collega il lavoro (e di quelli gratificanti) lo ha e non è a rischio …quindi perchè preccuparsi? anzi se alla catalogna riesce la secessione forse è pure contento…

    Quanto al fatto che i popoli europei abbiano regito tutto sommato bene all’austerita’ , la trovo un osservazione pregnate
    che puo’ essere spiegata in vari modi …ad esempio partendo dal fatto che stati come grecia spagna e irlanda hanno beneficiato molto dall’agganciarsi all’europa…e ora pagano il conto …
    visto che i soldi non erano loro…(Battuta per battata , è piu’ ariticolato di cosi’…)

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  3. @ Giorgio – Purtroppo la penso anch’io come Lei. Il generale Pfhul non sono solo A&G , insopportabili opinionisti del Corriere della Sera ( se qualcuno se li è persi domenica 23 ne hanno sparate di pallottole…), ma anche Mario Monti , che si ravvederà solo se le piazze si sollevano.

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