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I due stati di rimozione in Europa e la telefonata di Draghi

Ci sarà qualcuno che come me nel week-end pasquale si sarà perso la conversazione tra Napolitano e Draghi così come riportata dal Corriere della Sera di domenica?

Non andava persa.

“State of denial”, rimozione, dice Draghi commentando l’atteggiamento dei politici italiani che non capendo il momento gravissimo in cui versa il Paese mettono il Presidente in condizione di ragionare sulla possibilità (poi mai materializzatasi) di dimettersi per sbloccare la situazione. Ha ragione da vendere Draghi: ieri sera giornalisti spagnoli alla Radio narravano dello stupore iberico verso questa irresponsabilità tutta italica che mette in difficoltà l’Europa.

Il punto chiave del dialogo narrato da una terza voce tuttavia è altrove, è in quel breve riferimento a “l’estate scorsa, (quando) il silenzio (della Merkel) ha creato lo spazio politico perché Mario Draghi potesse stabilizzare  mercati stabilendo l’opzione degli interventi BCE”.

Ecco, quello è il momento chiave per capire l’Europa, lo abbiamo già scritto. E lo ribadiamo: a fine agosto 2012 la Merkel lascia trapelare (mica tanto silenziosamente visto che Der Spiegel per primo lo grida ai quattro venti) che la Grecia non può uscire, non conviene alla Germania non essere solidale. Ed ecco che “miracolosamente” gli spread crollano di 100 punti base, perché i mercati questo vogliono come soluzione ai problemi europei: solidarietà, che genera ripresa e senso di direzione del progetto europeo.

Notate bene anche la sottigliezza sui tempi: prima la Merkel dà l’OK, poi la BCE si adegua. Gli spread non crollarono perché la BCE li fece crollare, ma perché la Germania diede il suo assenso, a conferma che, come è ovvio, non esiste mai una banca centrale indipendente e che è la politica alla fine che può fare, se lo vuole e se lo capisce, la differenza.

Ed eccoci dunque ad oggi.

La rimozione dei politici italiani, i suoi tentennamenti assurdi,  è nefasta perché impedisce all’Italia di partecipare e in realtà di far avanzare quell’alleanza dell’euro del Sud (comprendendo in essa quella bella addormentata nel bosco che è la Francia) che sola può contrapporsi costruttivamente all’attuale seconda rimozione di cui non si parla nell’articolo, quella dell’area dell’euro Nord, che scambia (basta leggersi il pezzo del Corriere)  per anti-europeo il forte messaggio anti-austerità derivante dal voto del 90% degli elettori italiani mentre questo voto è in realtà la più solida ciambella di salvataggio che sia mai stata offerta ai tedeschi per farli uscire dalla micidiale situazione di impasse in cui si trovano. E permettergli di non vedere per sempre compromesse la loro performance di export e la loro presenza al tavolo delle decisioni mondiali nel momento in cui l’area dell’euro si dovesse spezzare.

Come avverrà, dovessimo ancora e follemente consentire alle varie Troike di bighellonare per l’Europa, come uccelli del malaugurio al cui passaggio la gente si ritrae sconsolata nelle proprie dimore.

L’Italia ha il pallino dell’Europa in mano. Non è perché quest’ultima è in stato di rimozione che lo si debba essere anche noi. Sveglia!

6 comments

  1. Paolo Gibilisco

    02/04/2013 @ 19:59

    Caro Gustavo,

    a scoppio ritardato ricambio gli auguri pasquali, grazie.

    E ripeto testardamente: da chi è stato eletto il signor Draghi che scrive letterine e fa telefonate “quasi d’istinto”? Dov’è la democrazia nelle strutture dell’Unione Europea?

    Come può esserci responsabilità dove non si rende conto a nessuno del proprio operato? Qualsiasi riferimento alla Troika non è casuale.

    Dov’è un vero progetto costituente europeo? Guarda caso siamo partiti dalla valuta. Che strano, eh?

    Reply
  2. Valerio Poi

    02/04/2013 @ 21:54

    Che il problema sia prima politico che economico dovrebbe ormai essere chiaro. Bisognerebbe ricordare ai tedeschi che la fine della Repubblica di Weimar ha avuto certo come concausa la grave crisi economica, ma la debolezza e l’ipocrisia autoreferenziale della politica “democratica” contribuì di certo a creare il clima adatto.
    Il minuetto della attuale classe politica italiana sta rapidaemtne deteriorando qualsiasi possibilità di “rigenerazione democratica” da parte della attuale classe dirigente. Devono capire che chi è stato portagonista della “seconda repubblica” non potrà esserlo nel prossimo futuro.
    Non c’è antieuropeismo nel richiedere politiche meno restrittive/recessioniste, ma semmai c’è una forte richiesta politica all’Europa. Mi auguro che le elezioni in Germania del prossimo settembre possano contribuire a evolvere il quadro di politiche recessive imposte dalla Germania e avviare in Europa un “new deal” (visto la delusione di Hollande).
    Solo una ventata di speranza e ottimismo può consentire di chiedere ai cittadini italiani di “guardare oltre gli infiniti “orticelli corporativi” in cui è ormai frantumata la società italiana. Occorre coniugare i sacrifici necessari al risanamento della spesa pubblica con politiche di “ripartenza” dell’economia.

    Reply
      • NO

        ‘Occorre coniugare i sacrifici necessari al risanamento della spesa pubblica’

        che vuol dire ‘sacrifici necessari al risanamento della spesa pubblica’? che c’è stata troppa spesa pubblica ?
        non è vero ! è una falsita’ . precisiamo : la spesa è stata allocata male , non c’è stata una buona politica industriale e di sostegno al settore privato.

        Dire risanamento della spesa pubblica ricorda tanto queli imprenditori ‘grillini’ che vogliono tagliare il 10% dei dipendenti pubblici o cose di questo tipo…

        “guardare oltre gli infiniti “orticelli corporativi” in cui è ormai frantumata la società italiana.

        e questo che vorrebe dire , concretamente ?

        ‘Occorre coniugare i sacrifici necessari al risanamento della spesa pubblica con politiche di “ripartenza” dell’economia.’

        Ha mai sentito parlare di qualosa chiamato fiscal compact?
        Come la vorrebbe costruire la ‘ripartenza’ dell’economia nella necessita’ di riequilibrare la bilancia dei pagamenti(e quindi di limitare l’import)?
        Risanare (ridurre?riallocare?) la spesa pubblica , bene
        quanti anni ci vorrebbero 10 , 15 ? e questo risamento
        mentre l’italia deve deflazionare un 30% sulla germania perchè tutti i paremetri dal tasso di cambio reale al costo del lavoro sono sopravvalutati rispetto all’europa core (e le aziende italiane pagano anche lo spread sul costo del credito…)
        Buona ^decrescita felice^…

        Reply
        • Certo che c’è stata troppa spesa pubblica! C’è stata e c’è tuttora una enormità di sprechi che vanno individuati ed eliminati (altro che stipendi dei politici e casta). Ed usarli per fare vera spesa.

          Reply
  3. I mercati sono degli agenti: talvolta anonimi, talvolta non. I titoli di stato Italiani vengono acquistati e venduti in blocco da moltitudini d’agenti ma le transazioni garanti dell’affidabilità del titolo, a fronte di una mancanza del prestatore d’ultima istanza, sono quelle provenienti da pochi agenti detentori di una loro cospicua quantità: le banche Tedesche per l’appunto.

    Ha ragione quando afferma che non è stata l’entrata in scena della BCE ad influire sul calo improvviso del differenziale fra le due tipologie di titoli in Agosto 2012, erra però nell’imputare il successo ad una novella riguardante voluta solidarietà armoniosa. L’unione è assai voluta non però con armonia e gaiezza ma con la forza, per usare un termine non infrequente, con l’austerità.

    I Germanici una volta imposte le manovre da loro esatte in Italia ed in Grecia ricomperarono semplicemente in blocco quei titoli causando per l’appunto il calo nel relativo divario fra i due rendimenti appartenenti ad essi. Coloro che constatano voluta solidarietà come lei afferma, i mercati, sono i medesimi che la vogliono tramite l’austerità, i Tedeschi: i Tedeschi sono i mercati.
    Impostate le sue manovre in Grecia ed in Italia, la Merkel afferma: “Si alla solidarietà!” Il ragionamento Tedesco fu il seguente infatti: “Giacché deve essere imposta l’austerità per stritolare le vostre remote possibilità di crescita, toltovi lo strumento per eliminare il problema debito – la moneta – essendo di fatto i vostri unici creditori o vi continuiamo a prestare a patto che prima o poi capitolerete, con l’austerità, o paventiamo di non prestarvi più nulla senza però farvi uscire dall’Euro profetizzando la vostra morte precoce, che momentaneamente non converrebbe, vendendo i titoli, per indurvi a convergere verso la prima opzione.”

    Non è che: prima il differenziale sale perché la crescita non avviene, causa troppa o troppo poca spesa pubblica come si è giustamente dibattuto, e poi improvvisamente cala per un motivo totalmente indipendente. Gli eventi si escludono. Niente manovre? Niente soldi (differenziale alto). Manovre? Soldi (differenziale basso).
    Ed attenzione non è da confondere con: “manovre austere = fiducia ai mercati = ripresa = differenziale basso”, poiché in realtà è più “manovre austere = fiducia ai Tedeschi (mercati) = declino = differenziale basso”.

    Non esistette mai il dilemma crescita per i mercati! Non esistette mai per i Tedeschi! Fu anzi un diversivo per il loro sotterfugio, poiché a loro della nostra crescita mai importò, fregò loro solo del nostro declino!

    Si controbatterebbe ora: “Ma la nostra morte è anche la loro!”
    Sacrosanto: il Tedesco è infatti il braccio non la mente.

    PS. PDL=PD=SC=M5S

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