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Georgia (and Italy) on my mind

Georgia, Georgia, 

No peace, no peace I find 

Just this old, sweet song

*

Barcellona. Conferenza europea sullo sviluppo dell’e-procurement, gli appalti pubblici sostenuti da modalità elettroniche.

Ennesima occasione per noi italiani per aprire la bocca sbigottiti, arrabbiati, scoraggiati.

Perché il resto del mondo corre e noi continuiamo a vivere nel passato, pensando di essere (forse) il centro del mondo. Errore, try again, quelli erano gli anni sessanta e settanta, forse ottanta. Ormai il mondo corre, e non ci aspetta.

E così ci tocca ascoltare la presentazione del Presidente dell’Autorità dei Contratti Pubblici della Georgia. Stanno a Tblisi, ma per noi stanno sulla luna.

Con grande eleganza ci fa vedere la piattaforma per gli appalti sul suo Ipad. E’ in corso una gara tra fornitori, me la fa vedere in tempo reale. Tra poco finirà e tutta la Georgia in due secondi potrà vedere l’offerta tecnica, il prezzo proposto ed il nome di tutte le aziende che hanno partecipato alla gara. Ogni cittadino potrà controllare. Come l’Autorità.

Tutte le gare georgiane (sopra i 3000 dollari) sono postate prima, svolte dopo, aggiudicate infine, sullo stesso portale. Non è la Consip, no, che fa le gare per gli altri. Ogni stazione appaltante qui fa la sua gara in piena indipendenza. L’Autorità controlla solo che tutto sia fatto nel modo giusto. Non c’è centralizzazione delle gare, c’è centralizzazione del luogo dove fare le gare.

Quindi in tempo reale l’Autorità georgiana sa valutare la bontà della singola gara rispetto alle altre dello stesso bene o lavoro, alzare le bandierine rosse su quelle che paiono sospette, andarle a controllare.

Andiamo a pranzo. Chiedo al Presidente, un uomo di 43 anni e chiaramente sveglio affiancato dal suo assistente volitivo e ancora più giovane, quanto è costato tutto ciò.

“Oh, abbiamo chiamato i migliori al mondo, i coreani di Koneps (è vero, sono i più bravi, NdR) e ci hanno fatto una offerta di 10 milioni di euro più manutenzione per adattare il loro modello al nostro. Ci siamo fatti un po’ di calcoli e abbiamo deciso di farlo da soli. Abbiamo ricevuto 300.000 dollari dalla Banca Mondiale per l’infrastruttura e poi il resto ce lo siamo fatti in casa. In 1 anno, i coreani ci chiedevano 5 anni per andare a regime”

Lo guardo basito. E quante persone hanno lavorato sul progetto?

“Oh, noi due, poi un giurista per adeguare il sistema. E poi 5 informatici. Certo non abbiamo dormito per un anno, ma ne valeva la pena.”

5 informatici. 300.000 dollari.

Guardo i miei colleghi italiani sconsolato. Ecco. Tutto questo è così facile da fare. Costa nulla. In tempo reale potremmo trovare la vera strada per la vera spending review, quella che scova gli sprechi, li taglia e genera risorse per fare spesa vera. Per generare sviluppo.

Ma nessuno si azzarda a farlo, in Italia. Nell’Autorità dei Contratti Pubblici georgiana ci sono 30 persone al lavoro. 30.

Non ho mai sentito che si alzasse dai passati Governi una voglia di essere come la Georgia. Di spendere due lire per ottenerne in cambio 20.000. Euro, scusate, euro.

Si può fare, si può fare, si può fare. Nel Programma per l’Italia dei Viaggiatori c’è. Basta pretenderlo mi dico. Basta unirsi per portare a casa quanto serve per uscire da questa idiotica recessione, ridare occupazione e speranza al Paese.

Per ora me ne torno a Roma, with Georgia in my mind. Anzi, con un invito ad andare a Tbilisi, a dargli una mano, mi dicono che ancora alcune cose necessitano di qualche miglioramento e vogliono il nostro aiuto, Tor Vergata si è creata questa fantastica reputazione internazionale sul tema. Sorrido, un po’ sconsolato. Un altro viaggio, bene, ma quando viaggeremo in Italia?

3 comments

  1. Rolando Bagnoli

    22/03/2013 @ 17:01

    In uno spaghetti western c’era una frase che diceva, più o meno, così:…. ” è arrivata Sartana hai chiuso “. Se siamo così dietro la Georgia forse non abbiamo ancora “chiuso” ma lo stiamo facendo. La proposta in questione è molto giusta posso dirlo con qualche cognizione di causa per la mia passata esperienza lavorativa nella P.A.

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  2. Valerio Ippoliti

    23/03/2013 @ 12:04

    Ancora una volta siamo costretti a rincorrere!

    Come Il Grande Mennea!

    Non me lo ricordo dal vivo. Ero troppo piccolo. Eppure ogni volta che riguardo quell’impresa vedo un pezzo di storia italiana, non quella bella, solidale davanti alla tv a commentare l’impossibile, ma quella delle istituzioni troppo ferme. Non corriamo certo il pericolo di incappare in un partenza anticipata. Ogni volta costrette a scopiazzare, a prendere spunti.

    Eravamo noi a fare scuola. Abbiamo avuto i più grandi cervelli della storia e ora?
    Forse ci sono ancora, ma quanto è difficile farti ascoltare dal mondo se chi non ti ascolta ce l’hai in casa.

    Importiamo il modello centralizzato delle aste pubbliche, ma siamo in grado di gestire l’enorme quantità di gare ad evidenza pubblica e soprattutto la varietà delle stesse. (gare finanziate da fondi europei piuttosto che da fondi nazionali)

    30 persone che lavorano ad un sistema del genere. In Italia a stento ci mandiamo avanti un CAF.

    La domanda sembra scontata a questo punto ma non lo è.
    sul controllo delle gare ad evidenza pubblica?

    V.I.

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  3. si , la Georgia ha fatto grandissimo progresso grazie anche ad e-governance . L”atra cosa fondamentale che agevola il sviluppo e che comunque in Georgia gente lavora fino alle 20 00 , 21 00 ogni giorno perche funziona fortamente la propaganda statale – soto rischio della guerra contro la russia bisogno costruire l”economia in fretta anche per attrare l”atenzione delle autonomie perse – intendo abkhazia e Osetia . QUesta cosa funzionava molto bene con il vecchio governo ,speriamo che continuera funzionare con il nuovo

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