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Penelope Draghi, Visco, Monti, Caffè e la Bankitalia che non c’è piu’

Quando è che la Banca d’Italia ha smesso di essere pungolo critico all’azione di Governo? Quando abbiamo perso per strada quel suo importante ruolo istituzionale? Non è solo questione di avere un caro amico come Ministro dell’Economia, ringraziato nei primissimi minuti dell’intervento del Governatore, a stridere e a evidenziare la totale mancanza di autonomia di Via Nazionale dall’azione di Governo, a sua volta mai autonomo dalla Commissione europea.

E’ anche e soprattutto una inevitabile sudditanza rispetto al modello economico perorato dalla BCE di Francoforte.

Se non modifichiamo il ruolo della BCE in Europa, attribuendole il compito di stimolare anche l’occupazione e non solo combattere l’inflazione, è inutile sperare che la Banca d’Italia si attrezzi per dire altro che quello che abbiamo sentito ieri alla Relazione Annuale di Banca d’Italia.

*

Il passaggio chiave.

“I provvedimenti adottati, in particolare l’annuncio delle Operazioni Monetarie Definitive (OMT), favoriscono quelle riforme, nazionali ed europee, che sole possono eliminare alla radice il rischio di denominazione (dall’euro alla lira, NdR) … La procedura per l’attivazione delle Operazioni Monetarie Definitive (OMT) (da parte della BCE, NdR) presuppone il manifestarsi di gravi tensioni, può riguardare solo paesi che abbiano precedentemente richiesto, anche a scopo precauzionale, un programma di aiuto finanziario europeo ed è subordinato al rispetto delle condizioni a esso collegate. Queste condizioni riflettono la consapevolezza che i timori sulla reversibilità dell’euro non sono indipendenti da quelli sulla sostenibilità dei debiti pubblici e sulle prospettive di crescita dei singoli paesi“.

Detta in altro modo: la BCE non aiuta i Paesi in difficoltà, li aiuta se adottano i programmi di austerità che si obbligano a rispettare nel chiedere l’aiuto.

Aiuto che Monti non chiese mai. Si è chiesto Visco perché? Perché Monti è ancora così risentito con Draghi come è emerso chiaramente dalla trasmissione televisiva Omnibus? Non perché l’Italia non ne avesse bisogno, dell’aiuto, ma perché capì che la tela che Penelope Draghi di giorno avrebbe tessuto con gli aiuti in asta dei titoli di Stato, la notte avrebbe smontato con l’austerità che faceva crollare PIL, occupazione, entrate fiscali, maggiore disavanzo, maggiore debito.

Austerità che, secondo Visco (vedi corsivo), si rende necessaria perché gli spread dovuti ad uscita dall’euro dipendono anche dall’andamento del debito pubblico e della crescita.

Certo! Appunto! Ma non abbiamo evidenza completa e cristallina che l’austerità distrugge crescita e innalza il debito? Non l’abbiamo tale evidenza? Quale altra dimostrazione richiede Bankitalia per concordare che l’austerità è il veleno e non la medicina in questa fase del ciclo?

Come fa Visco a dire che l’austerità è espansiva e fiscalmente responsabile? Vuole forse concordare col pensiero vintage di Alesina e Giavazzi, da essi stessi ormai rinnegato? Come fa Visco, allievo di Caffè come Draghi, a rinunciare ai due cannoni di politica economica chiamati politica monetaria e fiscale?

Ha ragione da vendere Visco quando dice che meri annunci di aiuto non servono ed è necessario adottare riforme, europee e nazionali, che rimuovano alla radice il rischio di ridenominazione. Gliene propongo due di riforme europee, che cancellerebbero gli spread domani mattina: modifica del mandato della BCE verso la lotta anche alla disoccupazione come negli Usa e obbligo durante le recessioni asimmetriche di sostenere il ciclo economico dei paesi in difficoltà da parte dei Paesi non in difficoltà.

Si chiama solidarietà: l’unica riforma che tiene in piedi una Unione che voglia meritarsi questo nome.

31 comments

  1. Sergio De Nardis

    01/06/2013 @ 12:21

    Caro Gustavo, ti domandi “Ma non abbiamo evidenza completa e cristallina che l’austerità distrugge crescita e innalza il debito? Non l’abbiamo tale evidenza? Quale altra dimostrazione richiede Bankitalia per concordare che l’austerità è il veleno e non la medicina in questa fase del ciclo?”. Per il FMI forse è così. Banca d’Italia ha una dimostrazione contraria a quella su cui ti interroghi. A p. 147 della Relazione c’è un’affermazione molto chiara: “Sulla base del modello econometrico trimestrale della Banca d’Italia, si può valutare che il moltiplicatore medio del primo anno delle manovre del 2011 sia stato pari a circa 0,3″. Quindi, altro che moltiplicatori superiori a 1, altrove non in Italia. Data questa stima, tutto torna nel ragionamento della Banca: a) l’austerità decisa nel 2011era inevitabile, data la crisi del debito e pena la perdita di accesso ai mercati dei capitali; b) l’austerità (pari a 3,1 pp di PIL sul 2012) ha avuto un effetto recessivo contenuto, di circa 1 punto (0,3×3,1), cioè il 30% del deterioramento rispetto a uno scenario di base (PIL che aumenta dell’1%, cfr. il bollettino economico di gennaio 2013, p. 44), con il restante 70% spiegato da altre cose (credit cunch, rallentamento mondiale, sfiducia famiglie/imprese); c) ciò detto (la recessione è spiegata solo per un terzo da una manovra di consolidamento fiscale che era inevitabile), parliamo dei “veri” guai dell’Italia (imprese piccole, poco innovative, burocrazia, giustizia civile, rendite e tutto il resto), quelli di sempre, quelli che frenano la crescita italiana da tot decenni. Insomma la recessione, la caduta della domanda interna del 2011-201? sono una parentesi, la questione è un’altra…è quella delle politiche di offerta.

    Non so, mi pare tutto un po’ sconsolante soprattutto perché seppiamo che lì c’è il meglio della ricerca economica italiana, sergio

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    • si….certo, come no…..
      il problema oggi è dal lato dell’ offerta…
      Con la disoccupazione che c’è, l’ immobilizzazione degli altri fattori produttivi che c’è, con il tracollo dei redditi monetari nel ceto produttivo che c’è, con la caduta verticale degli investimeti (in attività reali) e dei consumi che c’è; il problema è dal lato del’ offerta……

      MA PER FAVORE!!!

      La cosa agghiacciante è che la pensano così i banchieri centrali (europei) e i loro dipendenti (se la banca centrale deve essere “indipendente” i governi, pare, debbano essere dipendenti dagli “indipendenti”), travestiti da governi nazionali, numi tutelari dell rendita parassatiraria e involutiva della società e pro-regresso socio-economico.

      Il bello è che Visco ieri, ha avuto pure l’ ardire (un tantino “orwelliano”) di puntare il dito (al solito) contro “le rendite di posizione”….Roba da matti!!

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      • Sergio De Nardis

        02/06/2013 @ 14:34

        Rilevatissime le tue osservazioni di gennaio. Il moltiplicatore fiscale non può che essere il risultato, mi sembra, di una forma ridotta. Spacchettare per dire questo è dovuto alla fiducia, questo al rallentamento internazionale (causato per una buona quota, come dici, dal consolidamento collettivo europeo) ecc. è uno sforzo che può essere giustificato solo da un’esigenza…giustificazionista.

        Insomma, se il moltiplicatore fiscale varia a seconda delle situazioni è proprio perché sono diverse le possibilità di risposta della politica monetaria (credit crunch), le opinioni e i vincoli di imprese/consumatori, il fatto che anche gli altri consolidino, ecc., ecc. Se si cerca di controllare, eroicamente, per tutte queste cose non si arriva a una stima utile del moltiplicatore, sarà sempre lo stesso in ogni circostanza …

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  2. In realtà nello statuto BCE c’è scritto che dovrebbe sostenere le politiche economiche generali nell’Unione al fine di contribuire alla realizzazione degli obiettivi definiti nell’articolo 3 del TUE. Articolo 3 che vuole fra gli obiettivi dell’Europa anche “la piena occupazione”.
    Art 3 che vorrebbe anche “l’eliminazione della povertà”.
    Quindi il problema non è evidentemente giuridico, bensì politico (!!!!).

    ED E’ UN PROBLEMA INSORMONTABILE!!!!!

    La politica monetaria espansiva all’americana in Europa serve a poco, PERCHE’ OLTRE ALLA QUESTIONE AUSTERITA’ ESISTE LA QUESTIONE SQUILIBRI COMMERCIALI “INTRA-ZONAEURO”.

    Perché, prof., lei che è persona preparatissima , intelligente (e politicamente di idee affini a quelli come me), si ostina a non valutare REALISTICAMENTE questi aspetti?

    Lei è europeista o “eurista”?
    Non vorrei che idealismi “impercorribili” prendessero il sopravvento sul rigoroso e -ripeto- preparatissimo studioso della materia macroeconomica.

    Ribadisco; il problema è politico ed è insormontabile.
    Mi spiego (ma credo abbiagià capito):
    Lei sostiene: Dobbiamo fare un piano di rilancio della spesa pubblica (le ho sentito fare la proposta , a mo’ di esempio, di assumere a 1000 euro, alcuni giovani nel suo dipartimento di ricerca). Il che è assolutamete la via giusta.
    Ma un bravo economista, come insegnava Keynes, deve avere ben presente ed allacciare, la teoria e la pratica, deve prevedere il ricasco delle manovre macroeconomiche sulla realtà della vita quotidiana.
    Orbene. Facciamo un bel piano, che so’, per ammordenare l’ edilizia dei nostri plessi scolastici (e Dio solo sa quanto ne abbiamo bisogno). Lo Stato centrale predispone i suoi bei fondi per le gare di appalto e li assegna alle provincie e ai comuni. Le gare vengono fatte, i lavori assegnati. I muratori lavorano, ottngono un reddito e spendono rilanciando la domanda.
    Giusto! Giustissimo!! Ma il muratore di cui sopra come spenderà quei soldi? Certo, riattiverà anche le altre attività produttive e il commercio.
    Ma spenderà una quota imprtante nelle auto tedesche, nella carne olandese, ecc. ecc.
    Risultato? Gli squilibri commerciali risulteranno ulteriormente aggravati! Una pezza peggio del buco!!

    Lei dice: Ma i tedeschi devono reflazionare la loro economia.
    Bene, giusto, giustissimo, in teoria, MA IN PRATICA??

    Onestamente, detto tra lei e me, quante possibilità ci sono che questa via risulti percorribile (specialmente a quelle latitudini)?

    Per consentire ai paesi del sud di uscire dalla recessione (via rilancio domanda interna con mantenimento del cambio fisso) di quanto dovrebbe alzare l’ inflazione laGermania?? Ha provato a fare i conti? Le sembra possibile che , non la sig.ra Merkel, ma l’ elettorato tedesco, accetti una cosa simile?

    Prof. cambiare idea è segno di intelligenza.
    Brancaccio, per esempio, ha cambiato idea (da quello che ho capito), e, non credo che sia uno stupido, e, pur essendo su posizioni “ideoligiche” abbastanza diverse dalle sue (credo), ritengo sia anch’ esso uno studioso preparato.

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    • Grazie Marco. Guardi che non sono il solo che non cambia idea….
      Comunque due sono i punti: per uscire dalla recessione non è questione di inflazione e basta. E’ questione di riavviare la domanda interna di tutti, non solo dei tedeschi! I tedeschi se lo fanno di più di noi, risolvono anche il problema dello squilibrio commerciale che le sta tanto a cuore.
      Secondo poi, guardi che se c’è una cosa che ha un moltiplicatore altissimo per le aziende italiane sono proprio …. gli appalti pubblici c(con scorno della Commissione europea).
      Terzo punto Marco: mi dispiace ma non c’è solo l’economia. C’è la politica. E noi economisti a forza di parlare solo di economia abbiamo continuato a fare errori su errori. Prenda le aree monetarie ottimali: lei pensa che sia qualcosa di rilevante? Ma per favore. Il suo inventore Bob Mundell non se le fila da tempo più per nulla e chiede una moneta … mondiale. Le unioni monetarie sono innanzitutto progetti politici e non economici: per questo nascono per definizione subottimali, come negli Stati Uniti ma aiutano il progetto politico forzando il dialogo comune (sì, anche in Europa, anche se come vede non nella direzione giusta).
      Io credo fortissimamente, e non mi sento di cambiare idea né stupido per questo, che uscire dall’euro sia folle perché: a) le relazioni internazionali subiranno un rallentamento enorme in Europa proprio quando c’è più bisogno di essere coesi, cioè durante la fase iniziale della globalizzazione e b) perché uscire dall’euro non significa uscire dall’austerità.
      Quello che Alberto Bagnai credo non sia interessato a capire è che sono i rapporti di forza a determinare le politiche, e non i biglietti di carta. Se non ci focalizziamo su quelli, lei avrà la lira e l’austerità e la balcanizzazione dell’Europa.
      Detto questo, sia chiaro: Alberto si batte come me per un obiettivo comune, che credo possa essere sommariamente riassunto come la salvaguardia e la crescita delle opportunità dei più deboli all’interno di un progetto di sviluppo complessivo. E’ bene che ci siano più voci anche se con soluzioni diverse, piuttosto che meno voci. Certo sarebbe meglio se fossimo d’accordo anche sul come, ma a quanto pare l’ottimo è nemico del meglio, quindi mi accontento.
      Se l’euro salterà, finirà che Bagnai ed io ci troveremo insieme a combattere l’austerità (che le ripeto ci sarà imposta). Ma spero proprio che quel giorno non arrivi, malgrado Alberto sia un simpatico e bravo collega.

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      • Massimo GIANNINI

        02/06/2013 @ 08:54

        Ottima risposta per “quelli che l’Euro gli dà tanta noia” ma che non hanno ancora capito che non c’entra nulla; per “quelli che continuano come un disco rotto a ripetere oramai da due anni (quando Bagnai ne comincio’ a parlare scrivendo il suo libro) che l’uscita dall’Euro risolverà tutti i problemi; per “quelli che non hanno ancora capito le relazioni e correlazioni tra Euro e austerità/crisi” invertendole continuamente.

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        • Nessuno, io per primo, ha mai detto che “uscire dall’ euro risolvera’ tutti i problemi”.

          Negare pero’ che centri mi sembra piuttoscto ridicolo (credo che neanche Piga lo neghi), se e’ vero come e’ vero che l’unica macroarea economica AL MONDO in recessione corrisponde, guarda caso, con la zona euro….

          Poi, se secondo te e’ tutta colpa della casta dei forestali calabresi e amenita’ similari, fai pure.

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        • Ma massimo giannini , il vicedirettore di repubblica ?
          quello dobbiamo privatizzare dobbiamo vendere i gioielli di famiglia perchè c’è la crisi del debitopubblico …(???)

          Posso dedicarle questo passaggio tratto da ‘l’inganno di tangentopoli ‘ (Renato altissimo 2012) pag.97
          ‘…Pochi anni dopo , il 27 aprile 1998 -presidente del consiglio romano prodi – l’ing debenedetti (proprietario gruppo espresso repubblica) riuscì a comprarsi con infostrada la rete telefonica delle ferrovie dello stato .
          quella rete che il presidente delle ferrovie lorenzo necci si era riufiutato piu’ volte di svendre , fu pagata una miseria 700miliardi di lire pagabili in 14 anni. non passo’ nemmeno un anno e debenedetti la rivendette ai tedeschi di mannesmann (26 febbraio 1999) per la somma mostruosa
          di 14mila miliardi di lire pagati sull’unghia .
          in pochi mesi l’ing aveva portato a casa un utile superiore
          a 13.300 miliardi di lire .
          (nota mia: il che evidenzia quanto nella vita sia importante conoscere il prezzo giusto , non pensate? )

          Solo che di storie come questa ce sono troppe…anche nel ’92 tuttacolpa del debito pubblico …(Tasso di cambio sopravvalutato sul marco è solo un particolare …)
          si doveva fare cassa ..risanare i bilanci pubblici..
          dai continuate a prenderci in giro…

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      • Il progetto politico ha bisogno di essere portato a conoscenza della pubblica opinione con un serio dibattito che non c’ e’ mai stato.
        E ha bisogno di un piccolo particolare che ha che fare con la democrazia; il consenso popolare (non estorto sotto ricatto, come teorizzato, tra gli altri da Prodi e Monti)

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      • Prenda le aree monetarie ottimali , non se le fila piu’ nessuno …

        com’è che le grandi banche invece se la filano ? e escano report aggiornati al riguardo…a mio parere sottostima decisamente l’impatto dei tassi cambi reali , specialmente in europa (ammetto
        che in usa magari il problema non si ponga…) specialmente in aree produttive vicine/confinanti come il nord italia l’austria e la germania…ma su questo tornero’….

        A me spiace che sia cosi’ superficiale su questo argomento
        perchè gia’ un 10% di differenziale puo’ fare la differenza in molti settori , figuriamoci quasi un 30%

        Reply
        • Di fronte alla sfida politica globale, l’ammetto, mi vien da ridere a parlare di tasso di cambio reale. Sarà l’errore che mi condannerà? Può darsi, vediamo.

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  3. Nella mia ignoranza totale di studente, leggendo questo articolo (che per inciso mi è piaciuto molto) mi è sorto un dubbio: alla fine, una soluzione possibile di politica fiscale sarebbe un aumento della spesa pubblica?
    Secondo me proprio perché ci troviamo con un debito così alto e con una quota interessi così alta non è fattibile.
    Filippo

    Reply
    • Sì Filippo, finanziata dal taglio di quegli sprechi che spesa pubblica non sono ma meri trasferimenti dalle sue tasche a quelle di qualche imprenditore corruttore di un pubblico ufficiale corrotto.

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    • Togliamo di mezzo un altro luogo comune, quello che l’Italia abbia un debito pubblico elevato a causa di un’elevata spesa pubblica: è, per usare un eufemismo, una teoria da bar dello sport. Qui: http://leprechaun.altervista.org/debito_pubblico_italiano.shtml trova un’ottima esposizione che smonta pezzo a pezzo questa tesi assolutamente infondata ma che fa molto comodo diffondere perchè individua il capro espiatorio: la spesa pubblica “improduttiva”.
      Quanto a coloro che “l’euro non c’entra niente” vorrei modestamente ricordare che l’euro (e quel che c’era prima, dallo SME all’ECU) è stato un mezzo per “disciplinare” i lavoratori non solo italiani, ma di tutta Europa, e se non credete a me, credete a Napolitano (sì, proprio lui che annunciò il voto contrario del PCI all’ingresso nello SME nel 1978 che provocò la fine del “compromesso storico”), a Prodi, ad Andreatta e, se volete andare all’estero, a Lafontaine. Posso usare un termine “vintage”? E’ stato una mazza ferrata a disposizione dei ceti dominanti nella lotta di classe ingaggiata all’inizio degli anni ’80 contro i lavoratori con cui li hanno fatto lentamente a pezzi.

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  4. Anche questa volta concordo con le sue opinioni. Aggiungo qualche ulteriore considerazione, che dimostra che, anche questa volta, si è persa l’occasione di applicare sul campo ciò che si predica.

    Difatti sono stati elargiti alle banche dividendi per 70 milioni di €, pari allo 0,50% dell’importo totale delle riserve 2011; al riguardo, rammento che lo Statuto della Banca d’Italia non prevede l’obbligatorietà della corresponsione di tale somma: esso sancisce che “dai frutti annualmente percepiti sugli investimenti delle riserve, può essere, su proposta del Consiglio superiore e con l’approvazione dell’assemblea ordinaria, prelevata e distribuita ai partecipanti, in aggiunta a quanto previsto dall’art. 39, una somma non superiore al 4% dell’importo delle riserve medesime, quali risultano dal bilancio dell’esercizio precedente”.

    A pagina 17 delle Considerazioni finali, il Governatore dice: “Il rischio di un’evoluzione sfavorevole nei prossimi anni deve essere contrastato, in primo luogo mediante incisivi interventi sui costi. In un’industria ad alta intensità di lavoro, come quella bancaria, vanno considerate misure, anche di natura temporanea, per ridurre le spese per il personale in rapporto ai ricavi”.

    A pagina 18 un monito rivolto agli azionisti delle società: “In questa difficile fase congiunturale e nella prospettiva di una profonda revisione del modello di attività delle banche, gli azionisti svolgeranno un ruolo cruciale; dovranno essere in grado di sostenere finanziariamente le banche, rinunciando ai dividendi quando necessario”.

    E allora, vista l’enfasi delle parole pronunciate, per quale motivo lascia invariato (in quota percentuale, ma aumentandolo in maniera sostanziale) il dividendo ai suoi azionisti, e non lo riduce, anche simbolicamente, del 10%, come ha fatto per la sua retribuzione e per quella degli altri membri del Direttorio?

    Sapete cosa avrebbe comportato questa minima decurtazione simbolica, in coerenza con ciò che sostiene Visco nelle sue considerazioni finali? Un minore esborso, per la Banca, ai suoi azionisti (le Banche, già generosamente assistite dalla BCE lo scorso anno) di ben 7 milioni di euro su 70.

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  5. Lorenzo Donati

    02/06/2013 @ 10:47

    Vedo oggi in edicola che Libero spara in prima pagina a titoli cubitali DIECI BUONI MOTIVI PER USCIRE DALL’EURO….facendo sicuramente presa su una vastissima platea di cittadini….sarebbe forse bene che avessero uguale risonanza anche gli ottimi motivi per restarci, da Lei continuamente richiamati…

    Reply
      • decco ha detto che l’euro gli piace perchè gli dava noia l’essere costretto a cambiare valuta quando si spostava all’estero…
        (bonta’ sua)

        a questo possiamo aggiungere il detenere una valuta forte a bassa inflazione che non si svaluta non teme il mostro dell’inflazione che colpisce il povero l’orfano e la vedova
        (….e il rentier ….)

        senza dimenticare il fatto di fare shopping a ny e stupirsi che conviene …(o in germania e stupirsi che conviene..certo il tasso di cambio reale …..esiste ….e come dire conviene a chi c’è l’ha sottovalutato…)

        Senza dimenticare che l’euro rende piu’ conveniete il turismo fuori dall’italia (ma rientra nel punto 3)

        Reply
    • Guarda che e’ il contrario, e’ una vastissima platea di cittadini che ha fatto presa (finalmente) su un giornale nazionale, aprendo, FINALMENTE un dibattito pubblico troppo a lungo negato.

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      • E purtroppo (almeno dal mio punto di vista) un argomento che avrebbe dovuto brandire la sinistra è stato lasciato in mano alla destra. Che pena…

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  6. Guardi prof Piga io sono la persone meno nazionalista d’italia
    e mi perdoni il riferimento personale mentre lei è nato in pronvincia di bolzano proprio dove sono cresciuto anch’io ..indovino che ci è rimasto ben poco nella nota provincia perchè diversamente avrebbe una aquila rossa sul sito e farebbe continui riferimenti a quanto sono belle le montagne…:)
    E tendenzialemente sono propenso a vedere piu’ i difetti che i pregi della e nella realta’ italiana …mi accorgo

    Concordo che in linea teorica la fine dell’euro non significherebbe fine dell’austerita’ che potrebbe essere imposta all’italia come gli potrebbe essere imposto un cambio forzato tipo tipo banda stretta dello sme…
    pero’ la svalutazione è una premessa imprescindibile , anche non servisse a recuperare tutta la competitivita’ , servira’ a limitare implicitamente l’import..e sara’ premessa per impostare una nuova politica industriale…
    Quindi è la germania che deve uscire dall’alto , e lasciare che gli altri gradualmente facciano ripartire la domanda interna e recuperino competitivita’…

    Lei alla fine critica il delevering ….ma non è che ha una soluzione
    alternativa…una vera intendo…Merkel dice che non alzera’ salari
    tedeschi perchè non funzionerebbe (E secondo me ha ragione sostanzialmente e se l’ha detto non lo fara’ , mai , intendo)
    riequilibri piu’ cooperativi sarebbero possibili
    e potrei fare degli esempi …ma non sono politicamente attuabili
    (quindi?)
    Alla fine germania (Austria eccc) tentano di approfittarsene
    e il cinismo è nella loro natura , come se ne approfittano i grandi
    padroncini italiani che usano altrettatanto cinicamente la delocalizzazione -in europa – e la liberta’ di movimento di capitale e di tassazione….

    Forse la germania potrebbe concedere qualcosa è vero , ma solo per rendere piu’ socialmente fattibile la luuunga strada della deflazione…quindi la strada piu’ probabile è che in 5 o 6 anni la politica tedesca decida che in effetti sarebbe meglio anche per loro
    che l’italia svalutasse (la teoria di alberto bagnai)
    -senza contare la possibilita’ che la francia anticipi una volonta’
    di disgregazione europea nelle prossime presidenziali-

    Quindi quest’alleanza con la germania deve essere allentata…
    questo è il punto…l’intuizione di alberto bagnai è che l’italia
    si appoggi e cerchi una un alleaza con usa giappone ecc…
    L’alleanza con la germania e con l’europa -a guada tedesca-non funziona…
    L’EUROPA a guida e immagine del sistema tedesco NON funziona E NON puo’ funzionare questo è il punto
    nonostante a molti abbia fatto molto comodo…
    e con alleanza intendo: che il modello tedesco (germanico) possa
    essere modello e matrice per l’italia (inflazione politica monetaria welfare bla bla )
    e Questa non è un opionione è la realta’ fattuale , prima lo riconosciamo e meglio sara’ per tutti (anche per chi ora ci lucra sulla deflazione e sulla flessibilizzazione e sul facciamo il reddito di cittadinanza ‘tedesco’(grillo ) la politica sull’offerta (ius soli e piu’ offerte speciali renzi pd etc)

    Reply
    • 3 giorni per l’esattezza, ma ha ragione resta nel cuore. Torniamo a S.Martino di Castrozza quest’estate, come spesso accade. Rob una cosa : i salari reali in Germania stanno cominciando a salire, accordi importanti sono stati firmati.
      E’ vero, io l’alleanza con gli usa (che adoro) e col Giappone (che di fatto non conosco) proprio non le voglio. Proprio no. Perché non sarebbero alleanze, sarebbero colonialismi di facciata. Io voglio costruire qualcosa che abbia la forza dell’asia e dell’america ma con i nostri importantissimi valori che ci vengono da una storia comune di battaglie e sangue e pensiero e arte e scienza e viaggi attraverso frontiere a cavallo. Questa è la nostra terra, qui è il nostro futuro. Io non lo mollo agli americani, ora che possiamo. Chi ha mai detto che le cose sarebbero state facili? E’ durissima conoscersi meglio, ma questa è una grandissima, unica forse, occasione. Basta parlare Rob: voti per qualcuno che parli, non per qualcuno che quando svaluterà starà comunque zitto di nuovo. E’ nelle sue mani, niente è nelle mani dei tedeschi.

      Reply
      • comunque san martino di castrozza è in trentino !!!
        bellissimo posto intendiamoci ( e ottima scelta come luogo di vancanza) ma confondere trentino con sudtirol (alto adige , in piccolo ) fa capire che non ci è rimasto troppo ….

        ma comunque fondamentalmente militarmente l’italia è una colonia usa (e questo forse non è il peggiore dei mali!) gia’ è un colonia…solo che bisogna prenderne i vantiggi non solo gli svantaggi…

        Quanto alla dialettica fra stati , la trovo poco interessante…
        non ci opponiamo alla germania in quanto tale ma ad un sistema che privilegia solo la grande impresa (che puo’ e vuole delocalizzare) e non garantisce davvero tutta la media e piccola che è legata alla domanda interna…

        Quello che vorrei farle capire è che nel nordest e nelle zone confinanti con la svizzera la mancanza di ‘confine’ sara’ letale
        Sia il tasso di cambio reale sia il livello di tassazione (dipendente dai fondamentali italiani etc etc ) il livello di competitivita’ e l’integrazione del sistema austriaco e germanico (e la possibilita’ di fissare un tasso di cambio a piacere in svizzera ) sono gia’ destabilizzanti e nel medio
        periodo potrebbero porre le basi per un possibile secessionismo ben piu’ serio di quello proposto dalla lega

        secessionismo che è comunque striscinate : le istituzioni austriache organizzano dei road show per attirare e promuovere la delocalizzazione di aziende ‘italiane’ in austria!
        E’ un processo in corso , l’ho visto accadere! perchè un azienda sudtirolese o friulana piuttosto che veneta non dovrebbe spostare la sua sede in austria quando è conveniente da tutti i punti di vista ?

        Quindi un zona territorio relatimente piu’ competitivo (per livello di tassazione burocrazia prezzo degli idrocarburi , flessibilita’ nel commercio e nei costumi e tante altre cose) sta’ spiazzando quelle terre (gia’ parte del vecchio impero austroungarico ) che gli sono affini sia per ethos che apparato produttivo …sono in competizione sono in europa , non c’è piu’ confine …ma le regole europee fanno divenatare le zone con tasso di cambio (e burocrazia e tasssazione) svantaggioso
        (sopravvalutato) preda e quelli piu’ competitivi (gli austrotedeschi) con tasso di cambio sottovalutato , predatori

        Questo non cambierebbe se anche la bce potesse fare una politica espansiva!!! Il tasso di cambio e le politiche fiscali
        non uniformabili se non troppi decenni , stanno gia’ depauperando il nord est (partendo dalle zone piu’ di confine )
        Il tasso di cambio reale puo’ essere poco influente nella realta’ usa con spazi infiniti e stati con apparati produttivi
        non in competizione fra loro ,ma diventa saliente in zone compresse con storie comuni ma con fondamentali diversi come quelle del nord est italiano l’austria la germania meridionale !!!

        L’austria e la germania sta’ ricolonizzando economicamente
        (ma non solo ) il nord est , partendo dal sudtirol ovviamente.
        a molti fa piacere (e se facessimo un referendum ora penso vincerebbe il ‘via da roma’!) ma non capiscono/conoscono
        il prezzo e il corollario di questo nuovo colonialismo…
        (e se vuole le spiego anche come lo stanno facendo , passo dopo passo , in maniera intelligente , in modo da non fare troppo rumore…)

        A qualcuno conviene certo (a chi delocalizza , vive solo sull’export ) ma non è questo quello che vogliamo…

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  7. Io sono del parere che bisogna uscire dal marco… oh scusate dall’euro, per ini ziare finalmente a risolvere qualcuno dei nostri tantissimi problemi!!

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  8. Luciano Gallino, ieri sul nostro giornale, proponeva che i paesi europei chiedessero un prestito di 100-200 miliardi alla Bce per un grande piano del lavoro e delle infrastrutture. Dall’altro lato Mario Draghi taglia i tassi. Sono ricette efficaci per rilanciare lo sviluppo? Sono due ipotesi diverse, e mi trovo d’accordo con quella di Gallino. Prendiamo gli Usa: è vero che tengono i tassi bassi, ma la crescita l’hanno riacchiappata grazie al primo mandato di Obama, che ha iniettato molti miliardi nell’economia. Il taglio del costo del denaro, da solo, non basta: è anzi, direi, del tutto inutile, e dannoso per la Bce, che stampa nuova moneta, subito sterilizzata per l’assenza di domanda. Le banche non prestano perché le regole di Basilea vietano di dare finanziamenti se non hai capitali adeguati; ma il capitale delle banche è costituito dagli stessi prestiti: quindi è un cane che si morde la coda. La Bce deve finanziare i disavanzi o gli investimenti pubblici: comprare il debito corrispondente agli investimenti, come si è sempre fatto nei momenti di crisi, come faceva Delors. Manca il coraggio e la cultura per farlo: era un’idea comunissima fino al 1985, ma si è perduta perché paesi come Germania e Olanda, mercantilisti e protezionisti un po’ come lo erano nel Medioevo, non ci credono. I paesi ricchi, in surplus, sono forse più responsabili della crisi che non quelli indebitati: l’austerità nasce dal fatto che chi è in surplus non ha aumentato la propria domanda quanto necessario per mettere gli altri paesi nelle condizioni di vendere loro le merci.

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  9. ‘i salari reali in Germania stanno cominciando a salire’

    lo so ma è una misura insufficiente…il riequilibrio di clup
    competitivita’ l’italia non lo puo’ fare senza una domanda interna
    (protetta e agevolata)

    quanto a non conoscerci … vede a grillo piace tanto la germania
    e il sistema tedesco …ma in italia il welfare tedesco non se lo puo’ permettere (anche se questo fosse desiderabile )
    ma questo stesso sistema di sussidi/welfare fa sballare il costo
    del lavoro in germania …una cooperazione europea , proficua
    intendendo (non solo per chi delocalizza in romania o ungheria o polonia ) prescinde l’euro e il mercato comune …Diciamo la rende diffocoltosa , ma il superamento di questo sistema disfunzionale non è la fine dell’europa

    La prossima volta che salira’ in trentino le suggerisco comunque un pellegrinaggio a bolzano e una gita a Innsbruck (bellissima citta’) in austria generalmente parlano un buon inglese anche nei negozi…

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