THIS SITE HAS BEEN ARCHIVED, AND IS NO LONGER UPDATED. CLICK HERE TO RETURN TO THE CURRENT SITE
Post Format

La staffetta generazionale tra economisti: spazio a Giovannini

Siccome la proposta del Ministro Giovannini sulla staffetta generazionale (“un dipendente accetta di lavorare meno ore, con meno stipendio o di andare in pensione con una qualche penalizzazione, purché la sua azienda assuma un giovane”) ce l’abbiamo anche noi Viaggiatori in Movimento nel nostro programma per l’Italia, pare che debba proprio dire qualcosa sul pensiero di Alberto Alesina al riguardo.

 *

Posto poi che la «staffetta» funzioni, la disoccupazione giovanile si ridurrebbe sì, ma in modo fittizio: non creando più lavoro quanto redistribuendo quello già esistente tra una generazione e l’altra. Una stessa torta, il Prodotto interno lordo, diviso in parti diverse senza però che questo dia alcun contributo alla crescita. Ma allora a che serve questa redistribuzione tra generazioni? Qualche effetto indiretto potrebbe averlo. Primo: più a lungo un giovane rimane escluso dalla forza lavoro meno diventa «impiegabile» dalle imprese e quindi scoraggiato. La «staffetta» potrebbe per questo aiutare a ridurre il tempo di attesa per l’impiego. Secondo: si potrebbe rendere figli e figlie meno legati al reddito di padri, madri e alla famiglia, quindi più mobili, facilitando il loro inserimento nel mondo del lavoro anche quando questo richiede un cambio di città o luogo di vita. Non sono chiarissime le conseguenze sulle imprese e i loro costi. Da un lato un giovane all’inizio della carriera ha un salario più basso, ma ci sarebbero costi legati all’inserimento del giovane al lavoro. Il saldo, positivo o negativo, dipenderebbe comunque da quanto meno si pagano gli anziani che passano al part time.

Insomma: la staffetta in sé e per sé non aiuterà la crescita. Anzi, sembra quasi un triste riconoscimento che l’unico modo per impiegare i giovani è chiedere ai genitori di scansarsi dal loro lavoro, cosa che suona come un’ammissione di incapacità a far crescere le ore di lavoro totali. Quindi la si venda per quello che è: una misura un po’ disperata per cercare di aiutare una generazione in grave difficoltà in un modo che però non aiuta ad attaccare alla radice i problemi di un Paese fermo da due decenni.

Da Alberto Alesina, Corriere della Sera.

*

Ho questo da dire al riguardo:

a) non è esatto dire che la “disoccupazione giovanile si ridurrebbe in modo fittizio” se questo schema funzionasse. La riduzione sarebbe reale e concreta.

b) non è esatto dire che la “staffetta … non aiuterà la crescita”. Non oggi, forse. Ma immaginate due mondi tra 5 anni. Quello di Alesina senza staffetta e quello di Giovannini con. Nel mondo di Alesina i vecchi non lavorano, sono andati finalmente in pensione. I giovani nemmeno, si sono scoraggiati e sono usciti dalla forza lavoro. Nel mondo di Giovannini, come in quello di Alesina, i vecchi sono in pensione. Ma nel mondo di Giovannini i giovani non si sono scoraggiati e lavorano, generando maggiore PIL.

c) ora immaginate anche due altri mondi. Uno con la riforma delle pensioni Fornero e basta e uno con questa seguita dalla riforma Giovannini. Nel primo mondo i giovani perdono opportunità di posti di lavoro e i vecchi rimangono, insoddisfatti, al lavoro. Nel secondo mondo… Insomma avete capito, nel mondo di Giovannini recuperiamo un po’ dei danni al benessere causati dalla riforma pensionistica della Fornero.

 d) “Un’ammissione di incapacità a far crescere le ore di attività totali”?  A me pare piuttosto un sano tentativo di aumentarle. Ovvero esattamente l’opposto di quanto Alesina propugna da anni sulla prima pagina del Corriere con manovre di taglio di spesa pubblica che, quelle sì, sono capaci di far crollare le ore di attività totali in questa recessione di cui non ha ancora … perfettamente compreso la natura.

9 comments

  1. Sono perfettamente d’accordo con Lei, professore. Mi preme sottolineare che Alesina è , a mio avviso, l’esempio di come studi accademici possono diventare ostacolo all’osservazione e alla comprensione della realtà. Proprio come la riforma “Fornero”. Passando per modelli astratti, si rimane invischiati in formule teoriche che anzicchè spiegare la realtà la distorcono e la camuffano. Io credo che, anche senza il supporto di grandi teorie, si può convenire che l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro può risultare un ottimo e straordinario volano per l’innovazione, il cambiamento e la crescita. Quindi il modello Giannini potrebbe risultare anche un modo per far aumentare l’occupazione nel medio periodo; si parla, inoltre, sempre di una auspicabile crescita della produttività, io penso che questo ingresso dei giovani servirebbe anche a questo scopo. Ma forse Alesina non sarebbe d’accordo intendendo per aumento della produttività solo un minor costo della risorsa lavoro.

    Reply
  2. massimiliano aita

    25/05/2013 @ 08:37

    Devo dire che, per una volta, sono in disaccordo con lei. E sa perche’? Perche’ siamo sicuri che le imprese siano d’accordo nell’accettare questa staffetta? E sopratutto siamo sicuri che i giovani assunti possano divenire forza lavoro duratura e non, come oggi accade, carne da macello da sfruttare sino a quando durano gli incentivi della detassazione ?

    Reply
      • Massimiliano Aita

        26/05/2013 @ 09:59

        Sto ascoltando il suo confronto con Monti ad Omnibus e mi rendo sempre più conto che esiste un abisso tra chi, come lei, osserva e vive la realtà e coloro i quali (come il Professor Monti) vivono sulla luna….

        Reply
  3. Bruno Bolognani

    25/05/2013 @ 18:21

    Quello che non mi è chiaro perchè i giovani che sono meno numerosi dei loro genitori (effetto del baby bum – nascite dal 1950 -1969) che dovrebbero sostituire nel mondo del lavoro trovano così pochi posti da sostituire?
    I conti effettivi e variabili sono molto diversi?
    Centra poco con l’argomento del post, ma…

    Reply
  4. massimiliano aita

    26/05/2013 @ 16:19

    Sento un entusiasmo incredibile in merito all’uscita dell’Italia dalla procedura di deficit eccessivo.
    Non ne capisco davvero il perche’.
    E’ vero, infatti, che si libererebbero risorse per gli investimenti ma si tratta delle medesime risorse che sono attualmente destinate al cofinanziamento dei progetti posfr (o comunque di progetti europei) non di risorse aggiuntive.
    D’altro canto lo storno di queste risorse dovrebbe avvenire in funzione di programmmi di investimento concordati con la ue.
    Il che significa rimandarne gli effetti perlomeno a meta’ del 2014. Effetti che poi non ci sarebbero affatto se le suddette risorse venissero destinate, dio non voglia a finanziare in parte il taglio dell’imu (il cui gettito – se comprendiamo anche i capannoni industriali – ammonta ad almeno 13 – 14 miliardi di euro).
    L’unica soluzione e’ “fregarsene” dei diktat europei e destinare i risparmi di spesa della spending review non al taglio del debito pubblico ma agli investimenti.
    Perche’ secondo lei questo non viene compreso?

    Reply
  5. massimiliano aita

    27/05/2013 @ 19:05

    Quello che Tommasi Rino sosteneva avessero i tennisti che non riuscivano a chiudere l’incontro? Cioe’ poco coraggio?

    Reply

Lascia un Commento

Required fields are marked *.

*