Oggi su Il Sole 24 Ore
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I più recenti dati sulla performance degli Stati Uniti, contengono preziose lezioni di politica economica per i leader europei e italiani. Mostrano livelli di miglioramento che farebbero gola al Vecchio Continente: parliamo di un + 4,3% di PIL nel terzo trimestre 2025, rispetto al misero + 0,3% europeo. Parte del successo è dovuto alla crescita di circa 150 miliardi di dollari della spesa pubblica (dati Bureau of Economic Analysis), ma anche alla politica dei saldi pubblici: il deficit pubblico su PIL degli Stati Uniti sarà del 5,9% contro il 3,1% dell’area dell’euro. La maggiore espansività della politica fiscale americana è capace di spiegare in larga parte l’incredibile diversità di prestazioni economiche avvenute da una parte all’altra dell’Atlantico. Si potrebbe paventare un peggioramento del rapporto debito/PIL a stelle e strisce dovuto a tali maggiori spese e deficit, ma così non è: dall’arrivo di Trump infatti, esso ha mostrato un rallentamento, passando dal 121,4%, ereditato dall’amministrazione Biden, al 118,8% di metà 2025. A fronte di ciò osserviamo invece il debito su PIL europeo, oggi all’88,2%, in crescita.
E questa evidenza, di come la maggiore crescita economica curi i debiti e l’austerità metta invece a rischio la stabilità, emerge non solo dal confronto Stati Uniti – area euro ma anche, al nostro interno, dal confronto tra Spagna e Italia, paesi ugualmente impegnati nella riduzione dello spread ma che hanno adottato strategie diametralmente opposte: alta crescita economica per la prima – stimata dell’11% circa tra il 2023 e il 2026 – e stagnazione per la seconda – crescita stimata del 2,8% nello stesso quadriennio. E questa differenza sarebbe stata ancora maggiore in assenza di un PNRR degli investimenti pubblici decisamente più rilevante per l’Italia rispetto alla Spagna. Non dovrebbe dunque meravigliarci che il debito su PIL italiano sia cresciuto dal 134% al 138%, a causa dell’austerità perseguita tramite aumenti di surplus primario nel quadriennio di più dell’1% medio annuo, passando dal -3,5% allo 0,9%, mentre sia crollato in Spagna, passando dal 105% al 98%, grazie a un forte aumento dei consumi pubblici nello stesso periodo (+11% contro il nostro +3,4%, dati Commissione europea).
Non c’è dubbio che il calo dello spread spagnolo sia ben più credibile di quello italiano perché strutturale e accompagnato da maggiore benessere economico e sociale, mentre quello italiano abbia una sua fragilità intrinseca, dovuta al crescente scontento che performance così minimali possono indurre nell’elettorato, fomentando la ripresa di movimenti populistici antieuropei.
Le politiche fiscali espansive dunque funzionano, se applicate con lungimiranza: negli Stati Uniti di Trump per il tramite di maggiori deficit che il Paese si può permettere senza temere una mancanza di fiducia dei mercati; ma funzionano anche nella Spagna di Sanchez grazie alla maggiore crescita, che genera risorse con cui pagare le maggiori spese, senza gravare il deficit pubblico, simile a quello italiano e sotto il 3% del PIL. Ovviamente, cosa fare di queste risorse, dove spenderle, differisce significativamente a seconda che si tratti di Trump o di Sanchez, leader con posizioni etiche e politiche profondamente diverse.
E l’Italia? Nello sforzo di riportare il rapporto deficit/PIL al disotto del 3% e illusa dal calo dello spread, dimentica l’obiettivo principale, come un timoniere che tiene la barra dritta incurante della tempesta in arrivo e anzi precipitandovisi contro. La manovra genera stime di crescita per il 2026 che sono sotto l’1%, come sempre in questo ultimo triennio, il contrario di quanto serve alla stabilità del Paese, contribuendo ad aumentare il disagio sociale dei più in difficoltà.
Dove orientare allora la barra? Prendiamo atto che al palo resta ancora una volta la madre di tutte le riforme, la riqualificazione seria della spesa pubblica, che ha la magica capacità di generare risorse per la crescita tramite investimenti pubblici e tranquillità nei mercati senza dover ricorrere all’austerità. Se venisse attuata, ci troveremmo, al momento fatidico dell’approvazione della finanziaria, con un Parlamento che avrebbe a disposizione ampie risorse da collocare secondo la volontà della maggioranza, modellando il Paese sulle ambizioni del proprio elettorato, ma sempre puntando verso l’approdo salvifico di un futuro pieno di progresso, opportunità, solidarietà.
Opera: “Cosa sono le nuvole”. Copyright opere Angela Maria Piga, all rights reserved.


