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1 Wedding and no Funeral. Un matrimonio, senza funerale.

Domani si parte per Creta: al Greek Public Policy Forum a parlare di Europa, crisi, soluzioni con tanti colleghi, economisti e non, cercherò di scrivervene come in un diario. Ecco il programma:

Tomorrow we head to Crete for the Greek Public Policy Forum to talk about Europe, crisis and solutions with colleagues, not only economists (thank God). I hope to keep a diary on this blog. Here is the program:

Greece, Germany, Spain the UK: what is this European crisis? Watch the movie below to understand better this marital affair. (thank you Ale). See you at the end of it, enjoy the show.

E poi per capire meglio la crisi europea basta pensare ad un matrimonio e farne una giusta rappresentazione: godetevi il film (grazie Ale!), ci vediamo alla fine della programmazione.


 

Visto? Ora è il tempo di discutere il film, come si faceva negli anni settanta. A me pare ovvia la conclusione: l’euro, così bistrattato per colpe non sue, ci sta facendo fare quello che mai prima d’ora eravamo riusciti a fare e che certamente nessuna illusoria svalutazione riuscirà a farci fare, obbligarci a parlare tra noi, duramente, ma senza fucili. Con posizioni di partenza ampiamente asimmetriche, certo, come è sempre stato anche durante le guerre, ma senza fucili. E nel farlo, questo dialogo ci spinge a conoscere per la prima volta meglio l’avversario e farlo diventare pian piano più amico. Senza una valuta comune, questo dialogo non sarebbe mai avvenuto, non ne avremmo avuto bisogno. In fondo ci si sposa per rendere più difficile l’abbandono nelle difficoltà: così è per l’euro, tenendo conto che qui tra divorzio e funerale differenza non c’è.

OK, now one last final thought. The euro is often unfairly accused of all sorts of misdeeds, among which the one of forcing Europe in state of crisis. Obviously the euro does not do that: wrong economic policies do. I tend to think that the euro is forcing Europe to take a close look at the mirror so as to understand its true identity. The euro is managing to force countries to do what they have never done with this intensity: talk to each other. They do it using stereotypes, they do it somewhat aggressively, they do it from positions of strength and positions of weakness: just like in a war. But there is a key difference here: there are no weapons used. In the process, each country learns a bit more about the other. In the process, positions are smoothed. In the process, albeit at irritatingly slow rhythms and with many (temporary) retreats, we move one inch forward.

It is not my favored dance, but I prefer dancing this way than celebrating a divorce, that is, in this case, a funeral: the one of Europe.

6 comments

  1. Professore, anche lei m’è caduto sulla banalità che grazie all’euro non ci sono più guerre! Vorrei sommessamente ricordarle che mai, da quando l’eurozona è andata a gambe all’aria, ci sono stati così tanti rigurgiti nazionalisti, sia nei paesi che si credono virtuosi (ha mai letto qualche giornale popolare tedesco? ci troverebbe cose da far rizzare i capelli in testa!) sia in quelli a cui è stata imposta la colpa delle cicale (adesso che va in Grecia si faccia dire quanti cittadini tedeschi sono stati aggrediti).
    Allora, facciamolo subito sto funerale all’euro, io metto a disposizione il loculo aggratis!

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    • a parte che il loculo gratis è una ottima battuta, non ho detto che grazie all’euro non ci sono più guerre. Ho detto che l’euro ha fatto salire la tensione della diversità senza la guerra, quelli che lei chiama rigurgiti sono appunto quello che io chiamo il dialogo (…). Ci può essere un mondo dove non si affrontano le nostre differenze, uno dove si affrontano con la guerra, uno senza la guerra. Per ora l’euro ci sta forzando nel terzo mondo. Può darsi che l’euro faccia scoppiare queste trattative e ci porti diritto in uno degli altri mondi: ma mi pare che solo l’euro sia riuscito a creare la pre condizione (necessaria ma non sufficiente) per la pace duratura: il dialogo (tesissimo ma mai visto sinora) tra diversità. Certo, se le politiche fossero ben più intelligenti il mestiere dell’euro sarebbe ben più semplice ed il suo successo innegabile: purtroppo la leadership mancante ci mette in queste condizioni.

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  2. concordo che il problema centrale non è l’euro
    infatti è l’architettura dell’eurozona e del mercato europeo

    dissento sul fatto che l’EU (ma anche solo eurozona) sia un matrimonio : non lo è , nè la maggioranza dei cittadini -e la totalita’ dei partiti -dei paesi eurocentrali l’ha mai inteso cosi’
    piuttosto come un alleanza economica fra PAESI DIVERSI

    E questo non lo dico per polemizzare ma sottolineo che agli
    italiani questa realta’ oggettiva è stata tenuta nascosta e si
    sia propolato il bel sogna degli stati uniti d’europa quando in
    europa questo sogno non è condiviso nè dai cittadini nè dalle forze politiche

    Reply
  3. Former long-serving Dutch FinMin Zalm said the following about Draghi in Zalm’s autobiography when discussing with Draghi, then director general of the Italian treasury, how he “prepared” Italy for entry into the euro:

    “[I] stated my objections to the plethora of incidental
    measures (window dressing) and argued that this was not a structural solution. He was fully aware of this, he is a skilled economist. He then quipped
    ‘We do not engage in one-off window dressing, we engage in structural
    window dressing’.

    Reply

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