Italia cicala nel 2000? Importa poco oggi.

Utilizzando i dati dell’Osservatorio sui conti pubblici italiani fino a qualche giorno fa diretto da Carlo Cottarelli, emerge un quadro diverso da quello da lui stesso dipinto martedì 23 agosto sulle pagine del Corriere della Sera in risposta a Giulio Tremonti, in cui accusa il centro destra di allora di aver buttato al vento l’opportunità fornita da anni d’oro di crescita economica (tra il 2001 ed il 2006) che avrebbe potuto essere sfruttata per abbattere il rapporto del debito pubblico italiano sul PIL.

Vero?

Se è vero che l’avanzo primario durante gli anni rilevanti delle manovre di bilancio dei Governi Berlusconi (impattanti dal 2002 al 2006) è sceso dal 2,9% allo 0,8% di PIL (un peggioramento del 2,1%), ben peggiore fu il crollo dell’avanzo primario nel quinquennio precedente in cui tale avanzo del 6,2% di PIL (lasciato dal governo Prodi nel 1997) si ridusse al 2,9% con i due governi D’Alema ed il governo Amato (un peggioramento del 3,3% di PIL).

Se paragoniamo alla performance tedesca di allora – nel primo quinquennio la Germania ridusse il suo avanzo primario positivo dallo 0,5% del PIL al pareggio e nel secondo lo aumentò dal pareggio all’1% – la performance relativa dei due quinquenni italiani – quello di centro-sinistra del post-Prodi e poi quello del centro destra berlusconiano – di fatto si equivalsero quanto a titolo di “cicale”.

Cottarelli fa notare come la spesa per interessi per i governi del centro-destra fu più bassa grazie all’ingresso nell’euro, ma è anche vero che la performance di crescita (per motivi anche dovuti al ciclo mondiale) fu decisamente inferiore nel periodo di Berlusconi (2,2% medio per il primo quinquennio contro lo 0,9% del secondo) e questo avrebbe richiesto “idealmente” al centro destra di cimentarsi in politiche più espansive.

Comunque sia, purtroppo, è un dibattito che rileva poco per le attuali contingenze in cui si dibatte il nostro Paese. Quel decennio di effettivi sperperi da ambo le parti, in cui non si cercò di mettere “fieno in cascina” con il bel tempo per i tempi bui che poi arrivarono, nulla ci insegna su cosa fare in tempi drammatici come quelli che viviamo dal 2008 in poi, anno dal quale l’Italia si è inviluppata in un circolo vizioso di recessioni e stagnazioni supportate da politiche austere, invece che espansive, che hanno per di più portato il nostro debito su PIL dal 104% al 135% del pre-Covid (dati dell’Osservatorio).

Sarebbe bene che le coalizioni durante questo periodo pre-elettorale si impegnassero a dibattere piuttosto, in assenza di fieno, sul come costruire regole fiscali europee che finalmente permettano al nostro Paese di ripartire a ritmi che non mettano nelle mani dei sovranisti l’arma populista dell’abbandono dell’euro.

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